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Rispondi all’argomento  [ 15 messaggi ] 
 elenco acque pubbliche 
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sono alla ricerca disperata dell'elenco acque pubbliche di cui al R.D.1775/1933.
il mio problema è che la provincia di Caserta fornisce un dettagliato elenco sul sito del Genio Civile, però mi sono dovuto confrontare con un ispettore del CFS che vuole per forza vincolare una zona in quanto è visualizzabile sul sito SITAP.
ma il rio interessato non è nell'elenco del G.C.
chi può darmi un aiuto


03-09-2012 14:41
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L'elenco delle acque pubbliche di cui al R.D. 1775/1933 non esiste più in quanto la legge Galli (L. 36/1994) ha stabilito che "tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e appartengono al demanio dello Stato", pertanto tutte le risorse idriche sono automaticamente incluse nell'elenco. La L. 36/1994 è stata abrogata dal D. L.gs. 152/2006 che ha fatto proprio il principio che tutte le acque sono pubbliche (art. 144). Spero di esserti stata di aiuto.


04-09-2012 14:45
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si è chiaro, ma la mia domanda è: un corso d'acqua che può essere un fosso o un rio, e non rientra nel famoso elenco è o meno vincolato??


04-09-2012 19:26
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Nella mia Regione, l'elenco è detenuto dalla Provincia.
Il R.D. 1775/1933 NON è stato abrogato ed è tutt'ora vigente.
Vedi testo aggiornato : http://www.bosettiegatti.com/info/norme ... 3_1775.htm


05-09-2012 11:36
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Il regio decreto è tuttora vigente ma è stato modificato più volte da diverse norme e, da ultimo, dal D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., che ha confermato che tutte le acque sueperficiali e sotterranee, ancorchè non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche. Pertanto, dalla data di entrata in vigore della Legge 36/1994, tali elenchi non sono stati più aggiornati in quanto non ha più senso (almeno per le finalità del suddetto regio decreto, che voleva disciplinare l'uso delle acque: l'uso di acque da risorse iscritte nell'elenco era soggetta a concessione e pagamento del relativo canone, mentre l'uso dell'acqua da altre risorse non iscritte in tale elenco era libera. Oggi tutte l'uso dell'acqua è sempre soggetta a concessione, e pagamento del canone, salvo l'attingimento di acque sotterranee per uso domestico, che è soggetta alla sola comunicazione).
Il vincolo a cui si riferisce INFAM dovrebbe essere il vincolo paesistico. Infatti, il DPR 616/1977 all'art. 82 comma 5 lettera c) ha sottoposto a tale vincolo "i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli elenchi di cui al R.D. 1775/1993 e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna". La successive norme che hanno disciplinato i beni paesaggistici hanno ripreso tale articolo lasciandolo invariato (art. 146 D. Lgs. 490/1999). oggi abrogato; art. 142, comma 1 lettera c) del D. Lgs. 42/2004, attualmente vigente). Il fatto che il codice dei beni paesaggistici prenda ancora come riferimento un elenco costituito ai fini di una norma diversa (la cui evoluzione ha superato l'esigenza di tale elenco) genera molta confusione. Alcune regioni hanno aggiornato e modificato tale elenco, costituendo l'elenco dei corsi d'acqua sottoposti a vincoli paesaggistici (per es. la Regione Lazio ha aggiornato tale elenco con D.G.R. 211 del 22.02.2002 e successiva DGR 861 del 28/6/2002). Pertanto, ai fini del vincolo paesistico, è necessario vedere se la regione in questione (autorità competente al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, salvo delega ad altri enti) ha costituito un elenco apposito. In caso contrario, ritengo che debba considerarsi vigente l'ultimo elenco esistente redatto ai fini del RD 1775/1933 (che dal 10 agosto 1999 non ha più subito modifiche per quanto riguarda la gestione e l'uso delle acque).


05-09-2012 13:41
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[quote="Maria Zagari"]Il vincolo a cui si riferisce INFAM dovrebbe essere il vincolo paesistico. Infatti, il DPR 616/1977 all'art. 82 comma 5 lettera c) ha sottoposto a tale vincolo "i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli elenchi di cui al R.D. 1775/1993 e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna". La successive norme che hanno disciplinato i beni paesaggistici hanno ripreso tale articolo lasciandolo invariato (art. 146 D. Lgs. 490/1999). oggi abrogato; art. 142, comma 1 lettera c) del D. Lgs. 42/2004, attualmente vigente). Il fatto che il codice dei beni paesaggistici prenda ancora come riferimento un elenco costituito ai fini di una norma diversa (la cui evoluzione ha superato l'esigenza di tale elenco) genera molta confusione. Alcune regioni hanno aggiornato e modificato tale elenco, costituendo l'elenco dei corsi d'acqua sottoposti a vincoli paesaggistici (per es. la Regione Lazio ha aggiornato tale elenco con D.G.R. 211 del 22.02.2002 e successiva DGR 861 del 28/6/2002). Pertanto, ai fini del vincolo paesistico, è necessario vedere se la regione in questione (autorità competente al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, salvo delega ad altri enti) ha costituito un elenco apposito.[/quote]
Non so se il vincolo a cui si riferisce ingam sia effettivamente quello paesaggistico-ambientale.
Se è così, il ragionamento di Maria Zagari è solo in parte corretto.

Ai sensi dell'art. 1-quater della famosa Legge "Galasso" (n. 431/85), in relazione al vincolo paesaggistico imposto sui corsi d'acqua, le regioni - entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto - avrebbero dovuto determinare quali dei corsi d'acqua classificati pubblici, ai sensi del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con Regio decreto 11-12-1933, n. 1775, potevano, per la loro irrilevanza ai fini paesaggistici, essere esclusi, in tutto o in parte, dal predetto vincolo, ed avrebbero dovuto redigere e pubblicare apposito elenco.

Per quanto riguarda la sussistenza del vincolo, da una interpretazione letterale, logica e sistematica della norma (ora, art. 142 D.L.vo 42/04), si evince che:
  • La norma individua tre distinte tipologie: 1) i fiumi; 2) i torrenti; 3) i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico... ecc. ecc.;
  • I fiumi e i torrenti sono soggetti a tutela paesistica di per sé stessi, e a prescindere dalla iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche;
  • Solo per i corsi d'acqua diversi dai fiumi e dai torrenti l'iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche ha efficacia costitutiva del vincolo paesaggistico;
  • Dal vincolo, laddove sarebbe previsto, sono poi esclusi quei corsi d'acqua in genere (o parte di essi) che sono stati ritenuti irrilevanti ai fini paesaggistici ed inseriti nell'elenco redatto ai sensi della Legge Galasso.

Tra le diverse sentenze della giurisprudenza amministrativa, cfr. T.A.R. CAMPANIA, Salerno, Sez. II - 18 luglio 2008, n. 2172.


05-09-2012 18:39
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Si, è vero che Il R.D. 1775/33 non è stato abrogato ed è ancora in vigore, (ad esempio per le richieste di concessioni a derivare acqua e per quelle per gli utilizzi energetici delle acque), ma ricordiamoci che come testo unico sulle acque "storico" regolamentava usi e modalità di accesso a tali usi, e molte sue parti sono state invero abrogate dal D.Lvo 152/99 prima e 152/06 poi, tra le quali appunto la parte sull'istituzione e sulla tenuta dei cosiddetti "registri delle acque pubbliche".

Questi ultimi, nei quali dovevano essere censiti ed iscritti tutti i corpi idrici, inclusi quelli sotterranei (sebbene non si parlasse di "falda" in senso idrogeologico ma di "acque presenti nel sottosuolo" di un determinato comune) presenti nel territorio nazionale, e che erano mantenuti negli uffici del ministero, non hanno più avuto senso di esistere dall'entrata in vigore del DPR 238/99 il quale sanciva, nel suo unico articolo, appunto che "tutte le acque, superficiali e sotterranee, ancorchè estratte dal sottosuolo, sono pubbliche"

Come sa bene chi (tanti) si è trovato da un giorno all'altro a dover denunciare il proprio pozzo al genio civile in quanto perforato in un comune le cui acque sotterranee non erano iscritte negli elenchi delle acque pubbliche e quindi non c'era bisogno di chiedere allo stato il permesso.

A prescindere da altri, ulteriori e/o eventuali vincoli come quello paesaggistico, qualsiasi Rio o ruscello o torrente è considerabile come di proprietà demaniale che sia o meno iscritto in elenchi che non hanno, ripeto non hanno, più alcuna valenza di legge.

Che ci sia qualche regione/provincia che li tiene ancora a riferimento, lo farà per uso pratico spero (più che discutibile dato che per propria natura e nascita gli elenchi erano INCOMPLETI) perchè se lo fanno per usi di ufficio bisognerebbe prendere certi funzionari e lincenziarli per il "bell'esempio" di efficienza e aggironamento della P.A.


06-09-2012 09:54
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Sull' interpretazione concordo con Atena.
Per rispondere concretamente ad ingam, suggerisco una ricerca con Google con le parole "elenchi delle acque pubbliche "
Come ho scritto sopra,il R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775, all’art. 1 (ora abrogato) stabiliva che : <<Sono pubbliche tutte le acque sorgenti, fluenti e lacuali, anche se artificialmente estratte dal sottosuolo, sistemate o incrementate, le quali, considerate sia isolatamente per la loro portata o per l'ampiezza del rispettivo bacino imbrifero, sia in relazione al sistema idrografico al quale appartengono, abbiano od acquistino attitudine ad usi di pubblico generale interesse.
Le acque pubbliche sono iscritte, a cura del ministero dei lavori pubblici, distintamente per province, in elenchi da approvarsi per decreto reale, su proposta del ministro dei lavori pubblici, sentito il consiglio superiore dei lavori pubblici, previa la procedura da esperirsi nei modi indicati dal regolamento>>.

Si possono trovare quelli della regione campania: http://www.sito.regione.campania.it/lav ... bliche.htm
La Provincia di Novara ha pubblicato il proprio: http://www.provincia.novara.it/Ambiente ... bliche.pdf
La Lombardia idem : http://www.cartografia.regione.lombardi ... /fiumi.htm
La Provincia di Alessandria : http://www.provincia.alessandria.gov.it ... gato_C.pdf
Provincia di Reggio Emilia : http://www.provincia.alessandria.gov.it ... gato_C.pdf
ecc.ecc.


06-09-2012 10:24
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Concordo con la risposta di ATENA 60, apportando le seguenti notizia e precisazione.

All'indomani dell'entrata in vigore della Legge n. 36/1994, c.d. Legge Galli, talune soprintendenze BB. AA. interpretarono la Legge n. 431/1985 nel senso che tutti i tipi di acque (fiumi, torrenti e corsi d'acqua minori) erano stati automaticamente vincolati ai sensi della Legge n. 1497/1939.
Ne è riprova la sentenza del TAR Sicilia, CT, Sez. II, 26/03/1997 n. 539 che così statuisce:
"(...) Secondo il ricorrente, in forza ed ai sensi dell'art. 1 della L. n.36/1994, correttamente interpretata, le acque periodiche di flusso stagionale non potrebbero essere annoverate tra quelle pubbliche indicate nel detto articolo.
Per contro il Collegio ritiene che in base sia all'interpretazione letterale della norma che all'interpretazione logico sistematica della stessa si debba pervenire ad un esito interpretativo diverso.
Invero, la dizione della norma,"tutte le acque..." si appalesa volutamente ampia ed onnicomprensiva.
Non si può ritenere che le acque stagionali, (cioè quelle corsi di acqua, che si presentano periodicamente, in concomitanza con eventi meteorici), siano escluse dal legislatore dalla disciplina di cui alla legge in esame.
Inoltre per l'inclusione dei torrenti nella disciplina normativa scaturente dal combinato disposto delle leggi n. 341/1985 e n. 36/1994, militano anche la "ratio" e, soprattutto, l'"occasio legis".
Il Legislatore con le norme in esame ha inteso, tra l’altro, disciplinare l'uso delle acque, ma soprattutto l'uso indiscriminato e deleterio del territorio che circonda le acque, sia in funzione della tutela paesaggistica (in ottemperanza al principio costituzionale che impone la tutela del paesaggio), che in funzione della difesa dell'assetto idrogeologico del territorio, che costituisce un momento della tutela dell'ambiente.
La predetta normativa è volta a tutelare il paesaggio, ivi compreso quello che circonda i torrenti, (che specie nel Sud dell'Italia costituiscono la maggior parte dei corsi di acqua), ed a garantire il normale decorso delle acque, ivi comprese quelle torrentizie, salvaguardando l'alveo, le sponde e la vegetazione di tutti indistintamente i corsi d’acqua, onde evitare il loro improvviso tracimare, che causa sempre più spesso gravi danni alle persone ed alle cose.
La legge n.36 del 1994, emanata sotto l'incalzante spinta dell'emergenza ambientale, evidenzatasi con un sempre crescente verificarsi di calamità naturali provocate da tracimazioni di corsi d’acqua anche a regime torrentizio, completa ed affina la tutela del territorio. Nell'ottica di questa legge, il valore ricognitivo affidato dalla L.n. 431/1985 al T.U. del 1933 perde spessore,essendosi, per contro, generalizzata la tutela di "tutte le acque" in base al fattore ontologico, prescindendo dalla loro inclusione o meno negli elenchi, previsti dall'art. 1 , quater, L. n.431/1985. (...)".

MA LA NOVITA' VIENE CON IL D.P.R. 18/02/1999, n. 238, attuativo della c.d. Legge Galli, pubblicato nella G.U. n. 173 del 26/7/1999 e quindi entrato in vigore il 10/8/1999; dove all'art. 2, comma 2, recita: "I provvedimenti di approvazione degli elenchi delle acque pubbliche già efficaci alla data di entrata in vigore del presente regolamento restano in vigore per ogni effetto ad essi attribuito dalle leggi vigenti."

Pertanto, solo i corsi d'acqua minori iscritti negli elenchi in vigore al momento dell'entrata in vigore della Legge n. 36/1994 rimangono vincolati.


09-09-2012 21:53
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Mi sono scordato di far presente un PARTICOLARE ESSENZIALE.

Non è detto che i corsi d'acqua che sulle cartografie sono qualificati come fiumi e torrenti in realtà lo siano, così come non è detto che quelli denominati "borro", "fosso", "vallo", ecc. siano in realtà torrenti o fiumi.

Infatti faccio rilevare che gli elenchi delle acque pubbliche pubblicati nelle Gazzette Ufficiali del Regno d'Italia (prima) e della Repubblica Italiana (poi) recano la seguente testuale dicitura: "Nella 2^ colonna l'indicazione di fiume, torrente, vallone, botro ecc. non si riferisce alla natura dei corsi d'acqua, ma sibbene alla qualifica colla quale sono conosciuti nella località.".

Pertanto, ai fini di determinare nel concreto se le acque fluenti sono fiumi o torrenti (vincolate ope legis) od altro tipo di regime (vincolate solo se iscritti negli elenchi) occorre ACCERTARE, appunto, il regime dello scorrere delle acque.
Il fiume è caratterizzato (quale natura del regime delle acque) dallo scorrere fluente permanente e pressoché costante per quantità - durante tutto l'anno - delle acque.
Il torrente è caratterizzato, invece, dallo scorrere fluente permanente, ma non costante nella quantità delle acque.
I corsi d'acqua minori sono, invece, caratterizzati da interruzioni nell'apporto dell'acqua.

Pertanto può benissimo accadere che acque fluenti CONOSCIUTE come borri, fossi ecc. dalla gente del luogo (e così denominati nella cartografia) siano in realtà torrenti e perciò da ritenersi vincolati ope legis ai sensi della Legge n. 431/1985, oggi art. 142 del D. Lgs. n. 42/2004.


09-09-2012 22:06
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ho capitoche non sono l'unico ad avere dei dubbi sulle interpretazioni che come al solito le leggi italiane consentono.
vorrei chiarire che nel sito del genio civile di CAserta è riportato l'elenco dei corsi d'acqua pubblici, ed il rio che a me interessa non è presente, mentre sul sito del Ministero dell'Ambiente (sitap.it) il rio è segnato come di interesse paesistico.
ma i fossi ed i rii che non sono stati individuati ai sensi del R.D. 1733 sono o meno di interesse paesistico?

come al solito la Regione Campania riesce sempre a creare confusione per l'inefficienza oramai insita in tutti noi campani.

comunque per concludere non so se dar credito al Genio CIvile a alla Soprintendenza BB.AA.


11-09-2012 07:04
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mi scuso per il collage R.D-1733 volevo ovviamente dire r.d. 1755/1933


11-09-2012 07:05
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Sia le cartografie del Ministero, sia gli elenchi in possesso alla Provincia (inerenti le acque pubbliche), non hanno - come detto precedentemente nei miei interventi - alcun valore provatorio, in quanto:
- è lo stesso Codice Urbani che assegna alla cartografia valore ricognitivo e non costitutivo del vincolo;
- sono le stesse avvertenze compilative degli elenchi delle acque pubbliche che disconoscono la classiifcazione dell'acqua pubblica fluente secondo la natura del regime (fiume, torrente od altro).
Mi ripeto.
Occorre accertare nel concreto la natura del regime dell'acqua fluente. Se scorre ordinariamente tutto l'anno è vincolata ope legis, se invece scorre ad intermittenza il vincolo è costituito mediante l'iscrizione negli elenchi.


11-09-2012 12:55
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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


N.657
Reg.Dec.
N. 9361 Reg.Ric.
ANNO 2001


Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente


DECISIONE


sul ricorso in appello n. 9361/2001, proposto dalla Provincia di Salerno, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall’avv. Giuseppe Abbamonte e dall’avv. Lorenzo Lentini, ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Titomanlio, in Roma, via G.G. Porro, n. 8;


contro


Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Salerno e Avellino, in persona del Soprintendente p.t. e Ministero per i beni culturali e ambientali, in persona del Ministro in carica, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, e per legge domiciliati presso gli uffici di quest’ultima, in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;


per la riforma


della sentenza del T.A.R. per la Campania - sede di Salerno, sez. II, 3 ottobre 2000, n. 650, resa tra le parti.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
visto l’atto di costituzione in giudizio delle amministrazioni appellate;
viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive
difese;
visti tutti gli atti della causa;
relatore alla pubblica udienza del 18 dicembre 2001 il consigliere Rosanna De Nictolis e uditi l'avvocato Abbamonte e l’avvocato Lentini per l’appellante e l'avvocato dello Stato Marina Russo per le amministrazioni appellate;
ritenuto e considerato quanto segue.


FATTO E DIRITTO


1. La Provincia di Salerno ha impugnato il provvedimento del Soprintendente per i beni culturali e ambientali della Provincia di Salerno, 19 febbraio 1999, recante annullamento del nulla osta paesaggistico 23 dicembre 1998, n. 1158, rilasciato dal Comune di Agropoli, relativo alla costruzione, nel Comune di Agropoli, di un fabbricato destinato a sede del Liceo Scientifico. E’ stato altresì impugnato anche il nulla osta paesaggistico, nella parte in cui ritiene che l’area su cui deve essere realizzato l’intervento edilizio è soggetta al vincolo di cui all’art. 1, lett. c), L. n. 431 del 1985 (aree prossime a fiumi, torrenti e altri corsi d’acqua iscritti negli elenchi delle acque pubbliche).
Il T.A.R. adito, con la sentenza in epigrafe, ha respinto il ricorso.
Ha proposto appello la Provincia di Salerno.
2. Con il primo e il settimo motivo viene contestato il primo capo della sentenza gravata.
Si osserva che l’area su cui deve essere realizzato l’edificio si trova lungo le sponde del fiume Testene. Erroneamente l’amministrazione avrebbe ritenuto che tale area è sottoposta a vincolo ai sensi dell’art. 1, lett. c), L. n. 431 del 1985, in quanto tale norma assoggetterebbe a vincolo solo i fiumi, i torrenti e i corsi d’acqua iscritti negli elenchi delle acque pubbliche.
Invece, il fiume Testene non sarebbe iscritto in tali elenchi.
Il T.A.R. ha respinto tale prospettazione in base a due argomenti:
l’art. 1, lett. c), citato, andrebbe interpretato nel senso che solo per i corsi d’acqua diversi da fiumi e torrenti, il vincolo paesaggistico sussiste solo se iscritti negli elenchi delle acque pubbliche; invece, per fiumi e torrenti, il vincolo paesaggistico opererebbe indipendentemente da detta iscrizione;
inoltre, il fiume Testene risulterebbe iscritto nell’elenco delle acque pubbliche esibito in giudizio.
Parte appellante critica tali argomenti osservando che:
la formulazione dell’art. 1, lett. c), L. n. 431 del 1985 è tale che per tutte le acque ivi elencate il vincolo paesistico sussiste solo se iscritte nell’elenco delle acque pubbliche, dunque anche per i fiumi e i torrenti: il fiume Testene non sarebbe in elenco, e dunque non sarebbe vincolato. L’elenco esibito in atti conterrebbe l’iscrizione della sola sorgente Testene, e non dell’intero fiume, e inoltre non sarebbe un elenco redatto ai sensi del testo unico delle acque.
2.1. Il motivo è infondato.
2.1.1. Da una interpretazione letterale, logica e sistematica, si evince che i fiumi e i torrenti sono soggetti a tutela paesistica di per sé stessi, e a prescindere dalla iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche.
Solo per i corsi d’acqua diversi dai fiumi e dai torrenti la iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche ha efficacia costitutiva del vincolo paesaggistico.
2.1.2. Sul piano letterale, l’art. 82, comma 5, lett. c), D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, introdotto dal D.L. 27 giugno 1985, n. 312, conv. nella L. 8 agosto 1985, n. 431, assoggetta a tutela <<i fiumi, i torrenti ed i corsi d'acqua iscritti negli elenchi di cui al testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna>>.
La previsione è stata riprodotta, con formulazione identica, nell’art. 146, comma 1, lett. c), D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490, testo unico delle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali, a norma del quale sono soggetti a tutela: <<i fiumi, i torrenti ed i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna>>.
La collocazione delle virgole e delle congiunzioni tra le parole <<fiumi>>, <<torrenti>>, <<corsi d’acqua>> non è di per sé significativa e dirimente, al fine dell’accogliere la tesi che riferisce la iscrizione in elenco ai soli corsi d’acqua ovvero anche ai fiumi e ai torrenti.
Occorre piuttosto soffermarsi sul significato delle parole <<fiumi>>, <<torrenti>>, <<corsi d’acqua>>, che va desunto dal sistema normativo complessivo, in cui si inserisce la previsione in commento, e dal significato letterale delle parole utilizzate.
Sul piano strettamente letterale, il dato comune a fiumi, torrenti e corsi d’acqua, è di essere acque <<fluenti>>.
Si può anche aggiungere che a rigore i <<corsi d’acqua>> sono un genere, in cui si collocano, quali specie, i fiumi e i torrenti.
Dal significato proprio delle parole nella lingua italiana, si apprende,infatti, che:
il <<corso d’acqua>> indica semplicemente <<lo scorrere delle acque in movimento>>, ed è il <<nome generico di fiumi, torrenti, etc..>>;
il <<fiume>> è un <<corso d’acqua a corrente perenne>>;
mentre il <<torrente>> è un <<corso d’acqua caratterizzato da notevoli variazioni di regime, con periodi in cui scorre gonfio e impetuoso ed altri in cui è quasi completamente secco>>.
Se, dunque, anche i fiumi e i torrenti sono corsi d’acqua, ci si deve interrogare sulla ragione di una loro autonoma previsione accanto ai corsi d’acqua: sarebbe stato sufficiente, da parte del legislatore, prevedere i soli corsi d’acqua, salvo poi ad optare per la necessità o meno della iscrizione nell’elenco delle acque pubbliche.
La previsione autonoma assume allora una sola, plausibile spiegazione: si è pensato ai fiumi e ai torrenti come acque fluenti di maggiore importanza, e ai corsi d’acqua come categoria residuale, comprensiva delle acque fluenti di minore portata (p. es. ruscelli (<<piccolo corso d’acqua>>), fiumicelli (<<piccolo fiume>>), sorgenti (<<punto di affioramento di una falda d’acqua>>), fiumare (<<corso d’acqua a carattere torrentizio>>), etc..).
In tale logica, solo per le acque fluenti di minori dimensioni e importanza, vale a dire per i corsi d’acqua che non sono né fiumi né torrenti, si impone, al fine della loro rilevanza paesaggistica, la iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche.
2.1.2. Ulteriori argomenti esegetici a sostegno di tale tesi si colgono sul piano della interpretazione sistematica.
Il testo unico delle acque pubbliche, approvato con R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775, all’art. 1 stabilisce che <<Sono pubbliche tutte le acque sorgenti, fluenti e lacuali, anche se artificialmente estratte dal sottosuolo, sistemate o incrementate, le quali, considerate sia isolatamente per la loro portata o per l'ampiezza del rispettivo bacino imbrifero, sia in relazione al sistema idrografico al quale appartengono, abbiano od acquistino attitudine ad usi di pubblico generale interesse.
Le acque pubbliche sono iscritte, a cura del ministero dei lavori pubblici, distintamente per province, in elenchi da approvarsi per decreto reale, su proposta del ministro dei lavori pubblici, sentito il consiglio superiore dei lavori pubblici, previa la procedura da esperirsi nei modi indicati dal regolamento>>.
Da tale norma si evince che la pubblicità di un’acqua discende dal requisito sostanziale di avere attitudine ad uso di pubblico interesse generale, mentre la iscrizione in elenco ha una portata solo dichiarativa e ricognitiva, ma non costitutiva della pubblicità.
Anche l’art. 822 cod. civ. nell’individuare il demanio pubblico, considera beni demaniali <<i fiumi, i torrenti e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia>>.
Da tale disamina si evince che fiumi e torrenti sono considerati beni pubblici demaniali di per sé, senza necessità alcuna di inserzione costitutiva in elenchi.
Le altre acque fluenti, che hanno minore importanza e che sono una categoria residuale, sono pubbliche se abbiano attitudine ad uso pubblico di interesse generale.
In nessun caso la inserzione in elenco ha portata costitutiva della pubblicità dell’acqua, ma solo ricognitiva della attitudine dell’acqua all’uso pubblico di interesse generale.
Se dunque, dal sistema normativo è dato evincere che la iscrizione di un bene in un elenco di beni pubblici non ha portata costitutiva della natura giuridica del bene medesimo, siffatta regola non può non essere stata seguita dal legislatore anche nella individuazione dei beni soggetti a vincolo paesistico.
2.1.3. Significativo è poi l’uso, da parte della L. n. 431 del 1985, della stessa terminologia impiegata nell’art. 822 cod. civ.: in entrambe le norme si parla di fiumi e torrenti, rispetto ai quali si collocano le altre acque, per le quali si richiede, ai fini della individuazione, la iscrizione in elenco.
Sicché, per fiumi e torrenti la pubblicità degli stessi esiste di per sé, in base all’art. 822 cod. civ., e conseguentemente anche il vincolo paesistico è imposto ex lege a prescindere dalla iscrizione in elenchi.
2.1.4. Ne consegue, nel caso di specie, che il Testene, in quanto fiume, è soggetto a tutela paesaggistica per legge, e non occorre perciò verificare se sia o meno inserito in elenchi delle acque pubbliche.
Per quanto esposto va respinto il primo motivo di appello.
3. Con il secondo e ottavo motivo, si ripropone il secondo mezzo del ricorso di primo grado e si contesta il capo di sentenza che tale motivo ha respinto.
Si lamenta che il decreto di annullamento del nulla osta paesistico
sarebbe carente di motivazione e di istruttoria.
Anzitutto sarebbe inesatto l’assunto che l’area di intervento è solo marginalmente interessata dall’edificazione, e prevalentemente a verde. L’area insisterebbe invece in zona C, in pieno centro abitato, in una zona prevalentemente edificata. In secondo luogo, essendo l’area quasi integralmente edificata, avrebbe perso valore paesaggistico. Infine, non vi sarebbe né una alterazione panoramica, né il carattere massiccio dell’intervento edilizio, contenuto al di sotto degli indici di edificabilità previsti pere gli edifici scolastici.
3.1. Il mezzo è infondato.
Il provvedimento di annullamento del nulla osta paesistico ha stigmatizzato quest’ultimo per difetto di motivazione, in quanto il nulla osta nulla dice sul pregio ambientale dell’area e sull’impatto del nuovo edificio sul paesaggio.
I rilievi dell’amministrazione statale si mantengono nei limiti del sindacato di legittimità, per operare il quale è stato necessario fornire indicazioni sulle caratteristiche dell’area e sul presumibile impatto del nuovo intervento.
La circostanza che la zona sia prevalentemente urbanizzata, o addirittura già paesisticamente degradata, non fa venir meno la esigenza di evitare che una zona soggetta per legge a vincolo sia preservata da ulteriori interventi deturpanti. Il vincolo paesistico legale e la esigenza di tutela ad esso sottesa non vengono meno per il solo fatto che il vincolo è stato già in passato violato e la zona deturpata, imponendosi, al contrario, un maggiore rigore per il futuro, onde prevenire ulteriori danni all’ambiente e salvaguardare quel poco di integro che ancora residua.
Né il carattere <<massiccio>> dell’intervento è smentito, come pretende parte appellante, dalla circostanza che l’opera si mantiene entro gli indici di edificabilità prescritti per l’edilizia scolastica. Il rispetto di tali indici non toglie, comunque, che si tratta della realizzazione di un’opera di ingente mole e cubatura (non un’abitazione monofamiliare, bensì un complesso scolastico), e che il rispetto degli indici di edificabilità attiene alla compatibilità urbanistica dell’intervento, ma non anche – e non ancora – alla compatibilità ambientale. In definitiva, il rispetto degli indici di edificabilità rileva per verificare se l’opera sia conforme alla disciplina urbanistica – edilizia, ma non è condizione sufficiente a garantire anche il rispetto del paesaggio, ancorato a valutazioni qualitative caso per caso che prescindono dall’utilizzo di indici quantitativi predeterminati.
4. Con il terzo e decimo motivo si riproduce il terzo mezzo del ricorso di primo grado.
Si lamenta che il provvedimento impugnato contiene una inammissibile valutazione di merito, sostitutiva di quella operata dall’amministrazione locale.
4.1. Il mezzo è infondato.
E’ vero che il sindacato sui nulla osta paesaggistici è di sola legittimità, e non è esteso al merito, come da ultimo ribadito anche dall’Adunanza Plenaria di questo Consesso (C. Stato, ad. plen., 14 dicembre 2001, n. 9); tuttavia, nell’ambito del sindacato di legittimità può essere stigmatizzato, nel nulla osta, il vizio di eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria.
Allo scopo di enucleare tale vizio, diventa inevitabile indicare quali sono i profili ambientali negletti dal nulla osta, anche allo scopo di fornire linee guida per la successiva azione dell’amministrazione locale, ove intenda rinnovare il rilascio del nulla osta, mediante migliore istruttoria o modifiche progettuali.
Nel caso di specie, il nulla osta paesistico non contiene alcuna valutazione sulla compatibilità ambientale dell’intervento. Sicché è stato inevitabile che il provvedimento di controllo indicasse quali sono gli aspetti paesistici rilevanti, e le ragioni della incompatibilità dell’intervento con tali aspetti.
5. Con il quarto e nono mezzo, viene riproposto il quarto motivo del ricorso di primo grado.
Si lamenta che il nulla osta paesistico non era carente di motivazione, avendo prescritto l’utilizzo di colori tenui per l’edificio.
5.1. Il mezzo è infondato.
Il nulla osta paesistico si limita a prescrivere <<colori tenui>> senza compiere nessuna altra valutazione di carattere paesistico. Il presupposto parere della commissione edilizia, invocato da parte appellante, non risulta mai prodotto in giudizio, e a tale omissione istruttoria non è dato supplire d’ufficio, anche perché dai motivi di ricorso non è dato in alcun modo evincere che tale parere dica qualcosa di diverso e di più rispetto al nulla osta paesistico.
Sicché, risulta confermata, e non smentita, la carenza di motivazione del nulla osta paesistico, il cui unico argomento a tutela del paesaggio è la prescrizione di usare colori tenui.
6. Con il quinto mezzo si lamenta che l’amministrazione statale anziché annullare il nulla osta avrebbe potuto indicare le prescrizioni occorrenti per
rendere l’intervento edilizio paesisticamente compatibile.
6.1. Il mezzo è infondato.
Proprio perché il sindacato sul nulla osta paesistico è di sola legittimità, e non si estende al merito, non è compito dell’amministrazione statale, in sede di annullamento del nulla osta medesimo, dettare prescrizioni sulle modalità realizzative dell’intervento. Se ciò accadesse, vi sarebbe effettivamente un inammissibile intervento di merito, sostitutivo dell’amministrazione locale.
Invero, stante la natura di sola legittimità del sindacato ministeriale sui nulla osta paesistici, correttamente in sede di annullamento degli stessi vengono solo indicati i vizi del nulla osta e le ragioni di incompatibilità ambientale dell’intervento, senza dettare prescrizioni in ordine alle modalità per rendere l’intervento medesimo paesisticamente compatibile, attenendo le prescrizioni ad un sindacato di merito precluso all’autorità statale.
7. Con il sesto mezzo, si lamenta la incompetenza del Soprintendente ad annullare il nulla osta, su delega del dirigente dell’ufficio centrale per i beni ambientali e paesistici. Si osserva che la competenza all’annullamento sarebbe riservata al Ministro.
7.1. Il mezzo è infondato.
Il D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, attua un riparto tra competenze politiche e di direzione politico amministrativa, riservate al Ministro, e competenze amministrative, attribuite alla dirigenza.
Il potere di annullamento dei nulla osta paesistici è un tipico potere di
gestione amministrativa, che spetta al dirigente del competente ufficio centrale, il quale, a sua volta, ben può delegarlo ai dirigenti preposti agli
uffici periferici.
8. Per quanto esposto, l’appello va respinto.


Tuttavia la complessità delle questioni giustifica la compensazione delle spese di lite.


P.Q.M.


Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge.
Compensa le spese di lite.
Ordina che la pubblica amministrazione dia esecuzione alla presente decisione.


Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 18 dicembre 2001, con la partecipazione di:
Mario Egidio SCHINAIA Presidente
Luigi MARUOTTI Consigliere
Chiarenza MILLEMAGGI COGLIANI Consigliere
Pietro FALCONE Consigliere
Rosanna DE NICTOLIS Cons. rel. ed est.


Presidente

Consigliere Est. Segretario





DEPOSITATA IN SEGRETERIA

il.....................................
(Art. 55, L.27/4/1982, n.186)
Il Direttore della Sezione



CONSIGLIO DI STATO
In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta)

Addì........................................copia conforme alla presente è stata trasmessa

al Ministero..............................................................................................

a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642

Il Direttore della Segreteria


11-09-2012 14:33
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Fedelissimo
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Spettacolare questa sentenza: chiara ed esaustiva!


12-09-2012 10:37
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