Rifiuti.Natura di sottoprodotto e certezza del riutilizzo in concreto
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Consiglio di Stato Sez. IV n. 993 del 6 febbraio 2026
Rifiuti.Natura di sottoprodotto e certezza del riutilizzo in concreto
La qualifica di una sostanza come sottoprodotto ai sensi dell'art. 184-bis, d.lgs. n. 152/2006, richiede la contestuale sussistenza di tutte le condizioni di legge, la cui verifica deve essere condotta in termini di concretezza e non di mera astrazione. Con particolare riguardo al requisito della certezza del riutilizzo (lett. b), esso non può ritenersi soddisfatto qualora il materiale sia destinato a un intervento di rinaturalizzazione di un sito la cui destinazione urbanistica (nella specie, zona agricola con prospettiva di verde pubblico) imponga il rispetto di Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) più restrittive (Colonna A, Tabella 1, Allegato 5, Parte IV) rispetto a quelle possedute dal materiale. L'astratta possibilità che il residuo possa trovare impieghi alternativi non ne muta la natura di rifiuto, poiché la "certezza" deve riferirsi alla destinazione effettiva che ne giustifica lo stoccaggio; pertanto, se il materiale risulta tecnicamente inidoneo o legalmente precluso per lo specifico utilizzo previsto, viene meno il presupposto del riutilizzo certo, confermando la legittimità degli ordini di rimozione e sospensione dei lavori
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Urbanistica.Ristrutturazione demo-ricostruttiva e ripristino di edifici demoliti: superato il principio della “fedele ricostruzione”, centralità della “preesistente consistenza”
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Ristrutturazione demo-ricostruttiva e ripristino di edifici demoliti: superato il principio della “fedele ricostruzione”, centralità della “preesistente consistenza”. La svolta con la Sentenza del Cons. Stato, Sez. II, n. 499/2026
di Antonio VERDEROSA
Urbanistica.Ristrutturazione di ruderi e responsabilità dell'esecutore
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Cass. Sez. III n. 06295 del 17 febbraio 2026 (UP 21 gen 2026)
Pres. Di Nicola Rel. Bove Ric. Salvati e altro
Urbanistica.Ristrutturazione di ruderi e responsabilità dell'esecutore
In tema di reati edilizi, l’intervento di ripristino o ricostruzione di un edificio crollato o demolito è qualificabile come "ristrutturazione edilizia" solo se è possibile accertarne la preesistente "consistenza" (volumetria, altezza, struttura) mediante riscontri documentali o elementi certi e verificabili. In assenza di tali dati oggettivi, non surrogabili da testimonianze generiche o ricordi soggettivi, l'opera richiede il preventivo permesso di costruire. Parallelamente, la responsabilità per le violazioni urbanistiche ed edilizie è ascrivibile anche all'esecutore materiale dei lavori, il quale ha l'obbligo di verificare preliminarmente il rilascio delle prescritte autorizzazioni. Egli risponde a titolo di dolo qualora inizi le opere nonostante l'esito negativo di tale verifica, ovvero a titolo di colpa nel caso in cui ometta del tutto il doveroso accertamento sulla legittimità dei titoli abilitativi.
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Urbanistica.Inammissibilità della SCIA in sanatoria e inconfigurabilità del silenzio-assenso per falsa rappresentazione dei luoghi
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Consiglio di Stato Sez. II n. 655 del 26 gennaio 2026
Urbanistica.Inammissibilità della SCIA in sanatoria e inconfigurabilità del silenzio-assenso per falsa rappresentazione dei luoghi
È inconfigurabile la formazione del silenzio-assenso (ovvero il consolidamento di una SCIA) a fronte di istanze edilizie basate su una falsa o erronea rappresentazione dello stato dei luoghi, poiché tali domande sono radicalmente estranee al modello legale e inidonee a innescare meccanismi di silenzio significativo. La qualificazione di un intervento come "nuova costruzione" anziché "ristrutturazione" — qualora comporti una trasformazione del territorio ulteriore rispetto all'immobile demolito — se accertata con sentenza passata in giudicato, non può essere contestata mediante la presentazione di una SCIA in sanatoria. In presenza di attestazioni non veritiere, l'Amministrazione conserva il potere di dichiarare la nullità e l'inefficacia del titolo anche oltre i termini ordinari, operando la decadenza dai benefici ex art. 75 D.P.R. n. 445/2000. La presentazione di una SCIA effettuata non spontaneamente, ma al solo fine di eludere un ordine di demolizione, ne conferma l'inammissibilità
Ambiente in genere.Conservazione degli uccelli selvatici
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Corte di giustizia (Prima Sezione) 26 febbraio 2026
« Rinvio pregiudiziale – Ambiente – Conservazione degli uccelli selvatici – Direttiva 2009/147/CE – Divieto di disturbare deliberatamente gli uccelli – Articolo 5, lettera d) – Progetto di costruzione di una strada che comporta la possibilità di disturbare taluni esemplari di determinate specie – Misure di prevenzione e attenuazione degli atti di disturbo – Prova dell’efficacia di tali misure – Valutazione motivata di un perito giudiziario »
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Rifiuti.Combustione illecita e principio di correlazione tra accusa e sentenza
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Cass. Sez. III n. 6291 del 17 febbraio 2026 (UP 21 gen 2026)
Pres. Di Nicola Rel. Calabretta Ric. La Monica
Rifiuti.Combustione illecita e principio di correlazione tra accusa e sentenza
In tema di combustione illecita di rifiuti (art. 256-bis d.lgs. 152/2006), non sussiste violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza qualora il giudice riconosca la responsabilità del titolare dell'impresa per omesso controllo, anche a fronte di una contestazione che non menzioni esplicitamente tale profilo omissivo. L'equivalenza tra la condotta di chi appicca il fuoco e quella del titolare che ometta di vigilare costituisce un elemento normativo espresso del reato, consentendo il pieno esercizio del diritto di difesa.
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