Rifiuti.Individuazione del responsabile della contaminazione
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Consiglio di Stato Sez. IV n. 568 del 23 gennaio 2026
Rifiuti.Individuazione del responsabile della contaminazione
In tema di individuazione del responsabile della contaminazione ai sensi dell'art. 244 codice ambiente, all'Amministrazione competente non è richiesto di fornire prove di incontrovertibile evidenza scientifica circa il nesso fra una ipotizzata causa di inquinamento e i suoi effetti, essendo a tal fine sufficiente che il nesso eziologico ipotizzato dall'autorità competente sia più probabile della sua negazione. La prova della responsabilità può essere data in via diretta o indiretta, ossia, in quest'ultimo caso, l'amministrazione pubblica preposta alla tutela ambientale può avvalersi anche di presunzioni semplici di cui all'art. 2727 c.c. Proprio per la specificità della tutela ambientale e per la complessità delle situazioni in concreto verificabili, il soggetto individuato come responsabile non può limitarsi a ventilare genericamente il dubbio circa una possibile responsabilità di terzi, ma deve provare e documentare con pari analiticità la reale dinamica degli avvenimenti e indicare a quale altra impresa, in virtù di una specifica e determinata causalità, debba addebitarsi la condotta causativa dell'inquinamento
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Sviluppo sostenibile.Disciplina dei regimi amministrativi per le energie rinnovabili
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Corte costituzionale n. 13 del 3 febbraio 2026
La Corte Costituzionale ha esaminato il ricorso della Regione siciliana contro il decreto legislativo n. 190 del 2024 relativo alle autorizzazioni per impianti di energia rinnovabile. L'amministrazione regionale contestava la sottrazione di competenze decisionali, denunciando la violazione del proprio Statuto speciale e dei principi di leale collaborazione nelle procedure per impianti sia sulla terraferma che in mare. Tuttavia, i giudici hanno dichiarato inammissibili le questioni sollevate per quanto riguarda gli impianti offshore a causa di una sopravvenuta carenza di interesse, legata a modifiche normative intervenute durante il giudizio. Per le installazioni terrestri, la Corte ha rilevato una motivazione insufficiente nel ricorso, poiché la Regione non ha chiarito come l'obbligo di intesa con lo Stato potesse effettivamente ledere le proprie prerogative. In sintesi, la decisione conferma la validità delle norme statali per difetto di costruzione giuridica delle lamentele regionali.
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Urbanistica.Sospensione dell'ordine di demolizione e istanza di condono
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Cass. Sez. III n. 1895 del 19 gennaio 2026 (CC 13 nov 2025)
Pres. Ramacci Rel. Aceto Ric. Biondo
Urbanistica.Sospensione dell'ordine di demolizione e istanza di condono
L'ordine di demolizione delle opere abusive, impartito con sentenza irrevocabile, può essere sospeso dal giudice dell'esecuzione soltanto qualora sia ragionevolmente prevedibile, sulla base di elementi concreti e in un breve lasso di tempo, l'adozione di un provvedimento amministrativo o giurisdizionale in contrasto con l'ordine stesso. Il pagamento dell'oblazione per il condono edilizio effettuato dopo il passaggio in giudicato della sentenza non determina l'estinzione del reato né l'automatica caducazione dell'ordine di demolizione, il quale può essere revocato solo all'effettivo rilascio del permesso in sanatoria. Grava sull'istante un onere di allegazione in merito ai fatti che giustificherebbero la sospensione; è pertanto legittimo il giudizio prognostico negativo del giudice laddove, nonostante la prospettata sanabilità, l'inerzia amministrativa si sia protratta per oltre vent'anni dalla presentazione dell'istanza senza il rilascio del titolo
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Urbanistica.Impugnazione di un titolo autorizzatorio edilizio e criterio della vicinitas
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TAR Lombardia (MI) Sez. IV n. 4202 del 19 dicembre 2025
Urbanistica.Impugnazione di un titolo autorizzatorio edilizio e criterio della vicinitas
Nei casi di impugnazione di un titolo autorizzatorio edilizio è necessario che il giudice accerti, anche d'ufficio, la sussistenza delle condizioni dell’azione in quanto il criterio della vicinitas, quale elemento di individuazione della legittimazione, non vale da solo a dimostrare la sussistenza dell'interesse al ricorso, che va inteso come specifico pregiudizio derivante dall'atto impugnato. La vicinitas, cioè lo stabile collegamento con la zona interessata dall'intervento, può certamente ritenersi fondamento della legittimazione ad agire purché sia accompagnata anche dalla presenza di una lesione concreta ed attuale della posizione soggettiva di chi impugna il provvedimento; dunque la vicinitas non rappresenta un dato sufficiente e decisivo per riconoscere l'interesse ad agire, che nel giudizio di legittimità davanti al giudice amministrativo si identifica con l'interesse ad impugnare, dovendosi dimostrare che l'intervento costruttivo contestato abbia capacità di propagarsi sino a incidere negativamente sul fondo del ricorrente.
Urbanistica. Inammissibilità del condono edilizio per opere difformi o ampliate
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Cass. Sez. III n. 1891 del 19 gennaio 2026 (CC 10 dic 2025)
Pres. Ramacci Rel. Corbo Ric. Brescia
Urbanistica. Inammissibilità del condono edilizio per opere difformi o ampliate oltre i termini.
In tema di condono edilizio, la volumetria eccedente i limiti previsti dall'art. 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 non può essere ridotta mediante demolizione successiva alla scadenza dei termini di legge per l'ultimazione delle opere, integrando tale attività un intervento volto ad eludere la normativa vigente. La mera pendenza di un'istanza di condono non giustifica la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione, occorrendo elementi che ne facciano ritenere prossima l'adozione. Sotto il profilo della proporzionalità, l'esigenza abitativa deve essere concretamente provata, non potendo il principio di proporzionalità essere invocato per lucrare sul tempo trascorso dall'irrevocabilità della sentenza, né per proteggere situazioni di mera inerzia del condannato nella ricerca di soluzioni abitative alternative o nella regolarizzazione dell'abuso.
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Urbanistica.Onere di provare la data di realizzazione dell'immobile abusivo
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Consiglio di Stato Sez. VII n. 10136 del 19 dicembre 2025
Urbanistica.Onere di provare la data di realizzazione dell'immobile abusivo
Spetta a colui che ha commesso l'abuso, l'onere di provare la data di realizzazione dell'immobile abusivo; non può quest'ultimo limitarsi a sole allegazioni documentali a sostegno delle proprie affermazioni, trasferendo il suddetto onere di prova contraria in capo all'amministrazione. Solo l’interessato infatti può fornire inconfutabili atti, documenti ed elementi probatori che siano in grado di radicare la ragionevole certezza dell’epoca di realizzazione di un manufatto e, in difetto di tali prove, resta integro il potere dell’Amministrazione di negare la sanatoria dell’abuso e il suo dovere di irrogare la sanzione demolitoria.
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- Rifiuti. Responsabilità del proprietario per abbandono di rifiuti da parte di terzi
- Urbanistica.La demolizione con ricostruzione nell’ambito della fattispecie della “ristrutturazione” edilizia tra esigenze di rigenerazione e riqualificazione urbana e nuovi limiti rispetto alla categoria della “nuova costruzione”
- Acque. Gestione autonoma servizio idrico integrato
- Rifiuti. Potere di riqualificazione del fatto e principio di correlazione tra accusa e sentenza
- Beni ambientali.Prevalenza della pianificazione paesaggistica nazionale sulle leggi regionali
- Acque.Ordinanze contingibili ed urgenti
- Rifiuti.Correlazione tra accusa e sentenza e responsabilità omissiva del dirigente comunale
- Urbanistica.Lottizzazione abusiva e limiti della motivazione "per relationem"
- Rifiuti.Direttiva comunitaria e divieto di abbandono
- Urbanistica. Illegittimità della subordinazione della sospensione condizionale alla demolizione in fase esecutiva
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