Ecodelitti.Competenza territoriale nel delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti
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Cass. Sez. I n. 5021 del 6 febbraio 2026 (CC 22 gen 2026)
Pres. Rocchi Rel. Natalini Ric. Conflitto (Greggio Devil e altri)
Ecodelitti.Competenza territoriale nel delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti
Il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies cod. pen.) ha natura di reato abituale proprio, il cui perfezionamento richiede la realizzazione di una pluralità di condotte non occasionali della stessa specie. La competenza territoriale si determina, ai sensi dell’art. 8 cod. proc. pen., nel luogo in cui la reiterazione delle frazioni della condotta raggiunge la soglia della rilevanza penale attraverso il requisito dell’ingente quantità, rendendo il comportamento punibile e riconoscibile. Qualora la fase della raccolta sistematica e organizzata, già di per sé idonea a integrare il predetto requisito, si svolga interamente in un determinato circondario, la competenza appartiene al giudice di quel luogo, a nulla rilevando che il successivo ammasso o stoccaggio avvenga altrove, rappresentando quest’ultimo solo un segmento successivo di una condotta già penalmente perfezionata e radicata.
Urbanistica.Ordine di demolizione, principio di proporzionalità e acquisizione al patrimonio comunale
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Cass. Sez. III n. 6750 del 19 febbraio 2026 (CC 14 gen 2026)
Pres. Ramacci Rel. Pazienza Ric. Buono
Urbanistica.Ordine di demolizione, principio di proporzionalità e acquisizione al patrimonio comunale
In tema di reati edilizi, l’inutile decorso del termine per l'esecuzione dell'ordine di demolizione determina l'acquisizione dell'opera al patrimonio comunale, facendo venir meno l'interesse del condannato alla revoca o sospensione dell'ordine, salvo che per l'esecuzione spontanea. Il principio di proporzionalità (ex art. 8 CEDU) non tutela il diritto all'abitazione in termini assoluti, dovendo essere contemperato con la salvaguardia del territorio e l'ambiente. Tale principio opera nella fase esecutiva e richiede che l'interessato alleghi in modo rigoroso fatti che non dipendano dalla propria inerzia o dalla volontà di lucrare sul tempo trascorso dall'irrevocabilità della sentenza. L'ordine di demolizione di un immobile abusivo, pur se adibito a casa familiare, non viola il diritto al domicilio se volto a ripristinare l'equilibrio urbanistico, specialmente quando il soggetto abbia avuto per anni piena consapevolezza dell'abusività del manufatto, disponendo di un tempo ampiamente sufficiente per reperire soluzioni abitative alternative.
Rifiuti.Natura di sottoprodotto e certezza del riutilizzo in concreto
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Consiglio di Stato Sez. IV n. 993 del 6 febbraio 2026
Rifiuti.Natura di sottoprodotto e certezza del riutilizzo in concreto
La qualifica di una sostanza come sottoprodotto ai sensi dell'art. 184-bis, d.lgs. n. 152/2006, richiede la contestuale sussistenza di tutte le condizioni di legge, la cui verifica deve essere condotta in termini di concretezza e non di mera astrazione. Con particolare riguardo al requisito della certezza del riutilizzo (lett. b), esso non può ritenersi soddisfatto qualora il materiale sia destinato a un intervento di rinaturalizzazione di un sito la cui destinazione urbanistica (nella specie, zona agricola con prospettiva di verde pubblico) imponga il rispetto di Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) più restrittive (Colonna A, Tabella 1, Allegato 5, Parte IV) rispetto a quelle possedute dal materiale. L'astratta possibilità che il residuo possa trovare impieghi alternativi non ne muta la natura di rifiuto, poiché la "certezza" deve riferirsi alla destinazione effettiva che ne giustifica lo stoccaggio; pertanto, se il materiale risulta tecnicamente inidoneo o legalmente precluso per lo specifico utilizzo previsto, viene meno il presupposto del riutilizzo certo, confermando la legittimità degli ordini di rimozione e sospensione dei lavori
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Urbanistica.Ristrutturazione demo-ricostruttiva e ripristino di edifici demoliti: superato il principio della “fedele ricostruzione”, centralità della “preesistente consistenza”
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Ristrutturazione demo-ricostruttiva e ripristino di edifici demoliti: superato il principio della “fedele ricostruzione”, centralità della “preesistente consistenza”. La svolta con la Sentenza del Cons. Stato, Sez. II, n. 499/2026
di Antonio VERDEROSA
Urbanistica.Ristrutturazione di ruderi e responsabilità dell'esecutore
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Cass. Sez. III n. 06295 del 17 febbraio 2026 (UP 21 gen 2026)
Pres. Di Nicola Rel. Bove Ric. Salvati e altro
Urbanistica.Ristrutturazione di ruderi e responsabilità dell'esecutore
In tema di reati edilizi, l’intervento di ripristino o ricostruzione di un edificio crollato o demolito è qualificabile come "ristrutturazione edilizia" solo se è possibile accertarne la preesistente "consistenza" (volumetria, altezza, struttura) mediante riscontri documentali o elementi certi e verificabili. In assenza di tali dati oggettivi, non surrogabili da testimonianze generiche o ricordi soggettivi, l'opera richiede il preventivo permesso di costruire. Parallelamente, la responsabilità per le violazioni urbanistiche ed edilizie è ascrivibile anche all'esecutore materiale dei lavori, il quale ha l'obbligo di verificare preliminarmente il rilascio delle prescritte autorizzazioni. Egli risponde a titolo di dolo qualora inizi le opere nonostante l'esito negativo di tale verifica, ovvero a titolo di colpa nel caso in cui ometta del tutto il doveroso accertamento sulla legittimità dei titoli abilitativi.
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Urbanistica.Inammissibilità della SCIA in sanatoria e inconfigurabilità del silenzio-assenso per falsa rappresentazione dei luoghi
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Consiglio di Stato Sez. II n. 655 del 26 gennaio 2026
Urbanistica.Inammissibilità della SCIA in sanatoria e inconfigurabilità del silenzio-assenso per falsa rappresentazione dei luoghi
È inconfigurabile la formazione del silenzio-assenso (ovvero il consolidamento di una SCIA) a fronte di istanze edilizie basate su una falsa o erronea rappresentazione dello stato dei luoghi, poiché tali domande sono radicalmente estranee al modello legale e inidonee a innescare meccanismi di silenzio significativo. La qualificazione di un intervento come "nuova costruzione" anziché "ristrutturazione" — qualora comporti una trasformazione del territorio ulteriore rispetto all'immobile demolito — se accertata con sentenza passata in giudicato, non può essere contestata mediante la presentazione di una SCIA in sanatoria. In presenza di attestazioni non veritiere, l'Amministrazione conserva il potere di dichiarare la nullità e l'inefficacia del titolo anche oltre i termini ordinari, operando la decadenza dai benefici ex art. 75 D.P.R. n. 445/2000. La presentazione di una SCIA effettuata non spontaneamente, ma al solo fine di eludere un ordine di demolizione, ne conferma l'inammissibilità
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