Nuove disposizioni in materia ambientale
Editoriale di Luca RAMACCI pubblicato sul Corriere della Sera - Corriere del
Mezzoggiorno del 23 maggio 2003
Nei giorni scorsi è stato approvato in Senato,
con il ricorso alla fiducia, un DDL avente ad oggetto “Delega
al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione
in materia ambientale e misure di diretta applicazione”.
Ora il testo passa alla Camera, ma l’approvazione di questa legge, che molti
danno per certa, avrà una rilevanza non indifferente.
Grazie alla delega, il Governo potrà mettere mano alla legislazione
ambientale intervenendo in modo determinante su una normativa che ha certamente
bisogno di essere riordinata, coordinata ed integrata come ci si propone di
fare.
Detta così sembra una bella notizia ma certe iniziative, tuttavia,
suscitano una certa diffidenza, considerate le modalità con le quali, negli
ultimi decenni, le leggi ambientali sono state spesso approvate.
Il pensiero va non solo alle spericolate acrobazie per trasformare i rifiuti in altre materie mandando in discarica, al loro posto, i processi (ricordate il pet-coke a Gela e le terre da scavo dell’Alta Velocità?) ma anche alla tenacia con la quale si evita di introdurre nel codice penale i delitti contro l’ambiente - nonostante i risultati conseguiti, anche in questa Regione, applicando uno dei pochi delitti previsti dalla normativa vigente (l’articolo 53bis del “decreto Ronchi”) scritto in maniera peraltro approssimativa - e alla sorprendente dimenticanza nell’applicare una direttiva comunitaria, che prevedeva la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, alle violazioni ambientali ed a quelle riguardanti la sicurezza e l’igiene e del lavoro.
Si è detto, da più parti, che la “dimenticanza” sarebbe stata determinata dalle insistenti pressioni del mondo dell’industria.
C’e’ da chiedersi, ora, quante e quali sollecitazioni verranno da questo settore e quanto a tali sollecitazioni saranno impermeabili coloro che dovranno scrivere i nuovi testi normativi.
La legge-delega prevede, infatti, un ruolo determinante per una commissione composta da 24 membri e della quale il Ministro dell’ambiente dovrà avvalersi per procedere a questa importante opera di revisione. I componenti verranno scelti tra categorie di sicura affidabilità (docenti universitari, dirigenti di enti ed istituiti di ricerca, esperti del settore) ma, anche in questo caso, è auspicabile un ricorso limitato al “manuale Cencelli” ed una maggiore attenzione alle effettive competenze dei singoli prescelti
Sicuramente encomiabile è, invece, la creazione
di un Istituto di alti studi ambientali
per lo svolgimento di attività di ricerca, sperimentazione ed alta
formazione nelle materie dell’ambiente e della tutela del territorio.
Specie riguardo alla formazione ed alla ricerca, infatti, mancava nel
panorama nazionale un concreto punto di riferimento. Nonostante le iniziative di
alcune università e la organizzazione di convegni ed incontri di studio di
indiscussa serietà, il campo della formazione è spesso terreno di conquista
per avventurosi progetti incoraggiati da sostanziosi stanziamenti di fondi e
dalla crescente richiesta da parte di neolaureati in cerca di specializzazione.
Anche in questo caso sarà importante evitare ogni tentativo di
monopolizzazione del sapere e di lottizzazione degli incarichi.
Le premesse, comunque, non sono incoraggianti.
Si è scelto il ricorso alla legge delega e, poi, al voto di fiducia riducendo il dibattito parlamentare su questioni primaria importanza.
Il testo approvato dal Senato indugia, inoltre, in modo preoccupante sui rottami ferrosi dopo il tentativo mal riuscito dell’estate scorsa di introdurre con decreto legge una “interpretazione autentica” ad essi dedicata ed introduce una sanatoria per gli abusi minori realizzati in zone vincolate della quale non si sentiva proprio il bisogno.
Non resta che augurarsi che chi di dovere sia pienamente consapevole delle conseguenze di un intervento di così vasta portata e, cercando di pervenire ad un equilibrata convivenza tra esigenze economiche dell’impresa e tutela della salute pubblica e dell’ambiente, riesca dove altri hanno finora clamorosamente fallito.
Luca RAMACCI