Lexambiente - Rivista Trimestrale di Diritto Penale dell'Ambiente
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Cass. Sez. III n. 4233 del 02 febbraio 2026 (CC 14 gennaio 2026)
Pres. Ramacci Rel. Gai Ric. Ferrara
Urbanistica.Poteri del giudice dell'esecuzione e sindacato di legittimità sul condono edilizio
In tema di reati edilizi, il giudice dell'esecuzione, investito di un'istanza di revoca o sospensione dell'ordine di demolizione a seguito del rilascio di un titolo abilitativo in sanatoria, ha il potere-dovere di verificare la legittimità sostanziale del provvedimento amministrativo. Tale controllo non può limitarsi a una mera presa d'atto dell'esistenza del titolo, ma deve estendersi alla sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge, con particolare riferimento al rispetto del requisito temporale per l'accesso al condono edilizio. Ne consegue che l'ordine di demolizione non può essere revocato qualora venga accertato che le opere sono state ultimate oltre i termini perentori fissati dalla normativa (nel caso di specie, il 31 marzo 2003), restando irrilevante la successiva presentazione di una SCIA finalizzata a ricondurre successivamente l'immobile entro i limiti della condonabilità
La gestione dei rifiuti di uno stabilimento industriale
di Mauro SANNA
Consiglio di Stato Sez. VII n. 798 del 29 gennaio 2026
Urbanistica.Responsabilità per depositi abusivi e natura degli ordini di ripristino
La realizzazione di depositi di materiali che comportino una trasformazione permanente del suolo inedificato configura un intervento di "nuova costruzione" ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. e.7) del d.P.R. n. 380/2001, richiedendo il necessario titolo abilitativo. L’ordine di rimessione in pristino ha natura oggettiva e finalità ripristinatoria dell’assetto urbanistico, prescindendo dall’accertamento del dolo o della colpa del responsabile. Ai sensi dell’art. 29 del d.P.R. n. 380/2001, il committente e il direttore dei lavori sono gravati da una responsabilità presunta per la conformità delle opere alla normativa urbanistica. Tale responsabilità non è esclusa né dalla stipula di contratti di subappalto, né dall'approvazione di un Piano di Utilizzo delle terre e rocce da scavo, che rileva solo sul piano ambientale e non urbanistico. Per fornire la prova liberatoria, i suddetti soggetti devono dimostrare non solo la propria estraneità materiale all'abuso, ma anche di aver adottato iniziative idonee e tempestive per impedire l'attività illecita o per costringere l'esecutore materiale al ripristino dello stato dei luoghi.
DOC e IRDP nella disciplina delle discariche. Riflessioni sul confine tra parametro di rischio e indice di trattamento a margine dell’interpello della Regione Puglia del 20 dicembre 2024 e della risposta del MASE
di Oreste PATRONE
Cass. Sez. III n. 4232 del 2 febbraio 2026 (CC 14 gen 2026)
Pres. Ramacci Rel. Gai Ric. Iacono
Urbanistica.Interesse all'impugnazione del sequestro preventivo per l'indagato non proprietario
In tema di sequestro preventivo, la persona sottoposta ad indagini che non sia titolare dei beni vincolati è legittimata a proporre richiesta di riesame solo qualora alleghi un interesse concreto e attuale alla rimozione del vincolo cautelare. Tale interesse deve essere correlato agli effetti diretti che la restituzione del bene o la cessazione del sequestro producono sulla posizione giuridica e processuale dell'indagato stesso. Ne consegue che l'impugnazione è inammissibile qualora il ricorrente si limiti a contestare la sussistenza dei presupposti del sequestro (fumus e periculum) senza dedurre lo specifico interesse, tipicizzato dall'ordinamento, volto a ottenere la disponibilità materiale del bene o un vantaggio concreto per la propria posizione difensiva
Il delitto di “omessa bonifica”
di Alberto GALANTI
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