TAR Sicilia (PA) Sez.III n. 2277 del 6 dicembre 2011
Urbanistica.Edifici non ultimati e sanatoria

La sanatoria di edifici non ultimati per effetto di provvedimenti di sospensione postula la mancanza dei lavori strettamente necessari alla funzionalità di quanto già costruito e non consente l'integrazione delle opere con interventi edilizi che diano luogo a nuove strutture: di conseguenza, la realizzazione della sola struttura portante in travi e pilastri non risulta sufficiente, mancando il completamento delle strutture edilizie necessarie a definire la volumetria edilizia.

N. 02277/2011 REG.PROV.COLL.

N. 01181/2008 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso con il numero di registro generale 1181 del 2008, proposto da AMATO Ignazio, rappresentato e difeso dall’Avv. Antonella Barraco, con domicilio eletto in Palermo, via Turrisi n.13, presso lo studio dell’ Avv. Antonio Geraci;

contro

- il Comune di Marsala, in persona del Sindaco pro tempore, non costituito in giudizio;

per l'annullamento

quanto al ricorso introduttivo:

- della determinazione n. 4 del 18 marzo 2008, notificata il 19 marzo 2008, di diniego parziale del condono edilizio per la porzione di fabbricato di piano terra, costituita da 14 pilastri, sito in Marsala, c.da Rakalia;

- di ogni altro provvedimento connesso e conseguenziale e/o presupposto;

quanto ai motivi aggiunti:

previa sospensione dell’efficacia,

- dell’ordinanza n. 21 del 5 maggio 2010, notificata il 12 maggio 2010, di demolizione delle opere abusivamente realizzate consistenti in 14 pilastri, aventi un altezza di mt 3,10 circa, posti al piano terra, in Marsala, c.da Rakalia;

- della determinazione n. 4 del 18 marzo 2008, notificata il 19 marzo 2008, di diniego parziale del condono edilizio per la porzione di fabbricato di piano terra, costituita da 14 pilastri, sito in Marsala, c.da Rakalia;

-di ogni altro provvedimento connesso e conseguenziale e/o presupposto;

 

Visti il ricorso e i motivi aggiunti, con i relativi allegati;

Vista l’ordinanza n. 791/2010 dell’8 settembre 2010, di accoglimento della domanda di sospensione dell’efficacia limitatamente all’ordinanza n. 21 del 5 maggio 2010, impugnata con i motivi aggiunti;

Relatore il Referendario Anna Pignataro;

Nessun difensore presente all’udienza pubblica del 4 novembre 2011;

Vista la documentazione tutta in atti;

Considerato in fatto e ritenuto in diritto quanto segue.

 

FATTO

Con ricorso notificato il 19 maggio 2008 e depositato il giorno 22 seguente, il sig. Ignazio Amato ha impugnato l’ordinanza dirigenziale n. 4 del 18 marzo 2008, notificatagli il 19 marzo 2008, di diniego parziale del condono edilizio per la porzione di fabbricato di piano terra, costituita da 14 pilastri, sito in Marsala, c.da Rakalia, chiesto con istanza n. 2433 del 28 febbraio 1995 ai sensi della legge n. 724 del 1994.

Denunzia il ricorrente la violazione degli artt. 31 e 43 della legge n. 47/1985 e, pertanto, chiede l’annullamento dell’atto impugnato.

Il Comune di Marsala, ritualmente intimato, non si è costituito in giudizio.

Avverso il conseguenziale ordine di demolizione delle opere oggetto del predetto diniego di condono edilizio (ordinanza n. 21 del 5 maggio 2010, comunicata il 12 maggio seguente), il sig. Ignazio Amato ha proposto motivi aggiunti, con ricorso notificato l’8 luglio 2010 e depositato il giorno 29 seguente: rinnova con esso la censura di violazione di legge sopra indicata.

La causa è stata trattenuta per la decisione all'udienza pubblica del 4 novembre 2011, alla quale nessuna parte era presente.

DIRITTO

1. Il ricorso è infondato.

1.1. Giova una breve ricostruzione dei fatti di causa attraverso gli atti depositati dal ricorrente.

Già in data 4 agosto 1993 il sig. Ignazio Amato aveva chiesto la concessione in sanatoria per il fabbricato con struttura in c.a. a due elevazioni, edificato abusivamente (piano seminterrato composto da un unico vano con copertura di tipo prefabbricato e scala in c.a. conducente al piano superiore costituito da 14 pilastri privi di copertura), in Marsala, c.da Rakalia, i cui lavori erano stati dapprima sospesi dal Comune intimato, con provvedimento del 15 luglio 1987, e, poi, oggetto della conseguente ingiunzione di demolizione dell’11 maggio 1994 per entrambi i piani (sulla scorta del parere negativo reso dall’Ufficio comunale competente a causa del rilevato contrasto con il regolamento edilizio vigente).

A seguito dell’entrata in vigore della legge n. 724 del 1994, l’odierno ricorrente ha presentato una nuova istanza di condono per l’intero fabbricato abusivamente edificato, specificandone la destinazione finale, ossia lo sfruttamento per l’attività commerciale, con annesso deposito; in seno alla detta domanda il ricorrente ha inoltre precisato che alla data del 31 dicembre 1993 il manufatto non era agibile e non era utilizzato per gli scopi cui era destinato.

Istruita tale istanza, il Comune di Marsala, con atto prot. n. 15398 del 2 marzo 2008, ha determinato l’importo dell’oblazione e degli oneri concessori e ne ha intimato al ricorrente il pagamento, ma con riguardo al solo “deposito seminterrato”.

Il condono è poi stato negato parzialmente (atto impugnato con il ricorso introduttivo) con riguardo ai quattordici pilastri del piano superiore, e a ciò è seguito l’ordine di demolizione (atto impugnato con i motivi aggiunti): la motivazione che sorregge sia il diniego parziale di condono, sia l’ordine di demolizione, è la mancata ultimazione dell’opera entro il 31 dicembre 1993.

Con il gravame proposto il ricorrente deduce che l’intera opera sarebbe sanabile ai sensi dell’art. 43 ultimo comma della legge n. 47 del 1985 che consentirebbe la sanatoria per le opere sospese per effetto di un provvedimento amministrativo o giurisdizionale intervenuto prima del 31 dicembre 1993, così come sarebbe accaduto nel caso di specie ove l’ordine di sospensione dei lavori è datato 15 luglio 1987.

1.2. La questione giuridica agitata in giudizio concerne l'applicabilità, al manufatto per il quale è stato richiesto il condono edilizio, del comma 5 dell'articolo 43 della legge 47/1985, secondo il quale "possono ottenere la sanatoria le opere non ultimate per effetto di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali limitatamente alle strutture realizzate e ai lavori che siano strettamente necessari alla loro funzionalità".

L'interpretazione giurisprudenziale della norma, condivisa dal Collegio, (cfr. Cons. Stato, IV, 30 giugno 2005, n. 3542; V, 20 dicembre 2001, n. 6327; T.A.R. Toscana Firenze, III, 6 aprile 2010, n. 927; T.A.R. Campania, Salerno, II, 26 gennaio 2009, n. 177) ha chiarito che la sanatoria di edifici non ultimati per effetto di provvedimenti di sospensione postula la mancanza dei lavori strettamente necessari alla funzionalità di quanto già costruito e non consente l'integrazione delle opere con interventi edilizi che diano luogo a nuove strutture: di conseguenza, la realizzazione della sola struttura portante in travi e pilastri non risulta sufficiente, mancando il completamento delle strutture edilizie necessarie a definire la volumetria edilizia.

È stato anche affermato (cfr. Cons. Stato, II, 14 marzo 1990, n. 669) che la richiamata disposizione normativa può essere applicata agli edifici che, anche se non ultimati, abbiano acquistato una fisionomia che ne renda riconoscibile il disegno progettuale e la destinazione e debba essere solo completato ai fini della sua funzionalità; pertanto, la sanatoria anzidetta non può essere concessa nel caso in cui i lavori di costruzione si siano arrestati alla prima fase e non siano riconoscibili oggettivamente né la funzione, né la configurazione generale del costruendo edificio.

Rileva il Collegio che il requisito della "non ultimazione" previsto dall'art. 43 deve essere logicamente letto in relazione a quello ordinario della "ultimazione" previsto dall'art. 31 della legge n. 47/1985, secondo cui "si intendono ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura ovvero, quanto alle opere interne e a quelle non destinate alla residenza, quando esse siano completate funzionalmente", con la conseguenza che possono conseguire la sanatoria edilizia anche manufatti la cui realizzazione sia arrestata ad uno stadio anteriore a quello di configurabilità dei predetti requisiti.

Tuttavia, avendo la disposizione di cui all'art. 43 carattere eccezionale rispetto alla regola generale sancita dall'articolo 31, essa è di stretta interpretazione ed applicabile in termini restrittivi (vertendosi, tra l'altro, in materia di condono di lavori abusivi), richiedendosi necessariamente che il manufatto, pur non ultimato, sia suscettibile di una sicura identificazione edilizia, sia da un punto di vista strutturale che della destinazione.

Tale situazione non appare configurabile nel caso in esame.

Invero, l’odierno ricorrente ha chiesto il condono edilizio per la realizzazione di un locale commerciale con strutture portanti in cemento armato. Nella stessa istanza di condono viene precisato che il piano interrato si estende per una superficie di mq. 168,92 e un volume pari a mc. 599, 58 e il piano terra da completare, si estenderebbe per mq 168,92 con un volume (definito tecnico) calcolato in mc. 557,435. La documentazione, anche fotografica, in atti, rivela la presenza di una struttura seminterrata coperta ma priva di muri perimetrali e sovrastata da quattordici pilastri. Le richiamate opere, a giudizio del Collegio, non prefigurano in maniera certa né quale sarà la volumetria effettiva del piano superiore, nonostante il ricorrente ne abbia effettuato il calcolo, che è da ritenersi meramente progettuale, né la realizzazione di un locale con destinazione commerciale.

Da quanto sopra, emerge che la parte dell'opera per la quale il condono è stato negato, quanto al piano superiore che è costituito dai soli pilastri portanti, non è allo stato esistente, atteso che la sua identità edilizia potrebbe essere conseguita non con meri lavori di completamento, ma attraverso un'operazione più complessa che richiede necessariamente nuove opere edilizie assai diverse dalle sole rifiniture.

Non sussistono, dunque, i presupposti per l'applicazione nella specie dell’invocata norma di cui all'art. 43 della legge n. 47/1985.

Sulla base delle considerazioni svolte, pertanto, il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti sono infondati e vanno respinti.

2. Nulla si dispone in ordine alla spese processuali attesa la mancata costituzione in giudizio del Comune intimato.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Nulla per le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 4 novembre 2011 con l'intervento dei magistrati:

Nicolo' Monteleone, Presidente

Maria Cappellano, Referendario

Anna Pignataro, Referendario, Estensore





L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE










DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 06/12/2011