TAR Valle D'Aosta sent. 23 del 10 marzo 2010
Acque. Scarichi parziali

A fronte di scarichi interni al processo produttivo che contengano sostanze pericolose - l’autorizzazione integrata ambientale che abbia identificato tali scarichi come punti di controllo, campionamento, misura e registrazione in continuo non è per questo solo illegittima.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

N. 00023/2010 REG.SEN.
N. 00008/2008 REG.RIC.


Il Tribunale Amministrativo Regionale della Valle D'Aosta

(Sezione Unica)


ha pronunciato la presente


SENTENZA


Sul ricorso numero di registro generale 8 del 2008, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Cogne Acciai Speciali S.p.A., in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avvocati Giulia Perri, Marco Rapini e Giampiero Riccardo Tubere, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, in Aosta, via B. Festaz, 66;

contro

Regione Valle d'Aosta, in persona del Presidente in carica, rappresentata e difesa dall'avvocato Giovanna Landi, con domicilio eletto presso il Dipartimento Legislativo e Legale della Regione medesima, in Aosta, piazza Deffeyes, 1;

per l'annullamento

1) - del provvedimento dirigenziale prot. n. 4446, del 26 ottobre 2007, con cui é stata rilasciata l'Autorizzazione Integrata Ambientale ai sensi dell'art. 5 del Decreto Legislativo 18 febbraio 2005 n. 59, nella parte in cui impone il rispetto dei limiti stabiliti dalla tabella 3, dell'allegato 5 alla parte terza, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per le sostanze di cui alla tabella 5, dell'allegato 5 alla parte terza, del medesimo decreto legislativo, con riferimento agli scarichi parziali dei reflui provenienti dagli impianti di trattamento acque denominati "di neutralizzazione acidi DA02" e "chiarificatore lamellare - DA03", nonché nella parte in cui impone punti fiscali di prelievo dei medesimi scarichi;

- nonché, a seguito di motivi aggiunti ritualmente notificati alla controparte, e depositati in Segreteria in data 21 maggio 2008:

2) del parere reso da ARPA in data 19 marzo 2008 sull'istanza di rettifica della ricorrente;

3) del parere finale sul rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, reso da ARPA in data 28 settembre 2007 solo ora noto;

4) di tutti gli atti comunque connessi ai provvedimenti impugnati;


Visto il ricorso ed i motivi aggiunti, con i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio della Regione Valle d'Aosta;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 febbraio 2010 il cons. Maddalena Filippi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:


FATTO e DIRITTO


1. - Con il ricorso introduttivo la società Cogne Acciai Speciali S.p.A. - in qualità di titolare e gestore di uno stabilimento industriale siderurgico sito in Aosta, via Paravera n. 16 - ha impugnato, ‘in parte qua’, il provvedimento n. 4446, del 26 ottobre 2007, con cui la Regione Valle d’Aosta ha rilasciato l’autorizzazione integrata ambientale, richiesta dall’interessata per lo smaltimento produttivo ai sensi del decreto legislativo 18 febbraio 2005.

Oggetto di impugnazione sono alcune prescrizioni concernenti il trattamento delle acque utilizzate nel ciclo produttivo: si tratta, in particolare, della previsione con cui si impone il rispetto dei limiti tabellari (stabiliti dalla tabella 3, dell’allegato 5 alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) - con riguardo alle sostanze indicate nella tabella 5 dell’Allegato 5 alla medesima parte terza - non solo con riferimento allo scarico finale, ma anche con riferimento ai due punti di scarico parziale, situati all’interno dello stabilimento e denominati, l’uno “di neutralizzazione di acidi-DA02”, l’altro, “chiarificatore lamellare-DA03”.

1.a - La Regione Valle d’Aosta si è costituita in giudizio sostenendo l’infondatezza dei motivi di ricorso.

1.b - L’udienza di discussione, fissata al 14 maggio 2008, è stata rinviata su richiesta delle parti, per consentire la conclusione delle trattative in corso.

1.c - Con motivi aggiunti - notificati all’Amministrazione il 3 giugno 2008 - la società ricorrente ha impugnato il parere tecnico reso da ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) il 19 marzo 2008, e conosciuto nel corso della Conferenza di servizi indetta dalla Regione, a seguito dell’istanza di rettifica presentata dalla società ricorrente con riguardo alle prescrizioni anzidette.

Con i motivi aggiunti viene impugnato inoltre il parere finale reso da ARPA il 28 settembre 2007, in merito al rilascio della autorizzazione integrata ambientale (anch’esso conosciuto in occasione della Conferenza di servizi).

1.d - All’udienza del 10 febbraio 2010 - dopo un altro rinvio dell’udienza fissata per il 12 novembre 2009 - la causa è stata discussa e trattenuta per la decisione.

2. - Il ricorso non è fondato.

La controversia all’esame concerne la legittimità della prescrizione con cui si stabilisce che - per quanto riguarda l’obbligo del rispetto dei limiti tabellari (stabiliti dalla tabella 3 dell’allegato 5 alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152), con riferimento alle sostanze pericolose (indicate nella tabella 5 dell’Allegato 5 alla medesima parte terza) - gli scarichi parziali devono essere equiparati a quello finale.

Nel provvedimento sono indicati come “scarichi parziali” due impianti di trattamento delle acque utilizzate durante la produzione - il primo “di neutralizzazione di acidi-DA02”, il secondo, “chiarificatore lamellare-DA03”, entrambi interni allo stabilimento - i cui scarichi vengono convogliati nel depuratore centrale, che raccoglie tutte le acque utilizzate nel ciclo produttivo.

3. - Con le censure del ricorso introduttivo si deduce violazione di legge - in relazione all’articolo 101, commi 1, 3 e 4, del decreto legislativo n. 152 del 2006 (“Norme in materia ambientale”) - difetto di motivazione e di istruttoria, nonché carenza dei presupposti di fatto e di diritto.

3.a - Sotto il primo profilo si sottolinea come la disciplina in materia ambientale dettata dal decreto legislativo n. 152 del 2006 - oltre a stabilire il principio secondo cui gli scarichi devono rispettare i valori limite previsti dall’Allegato 5 alla parte terza (articolo 101, comma 1) - ha previsto che tutti gli scarichi devono essere accessibili per il campionamento nel punto situato <<immediatamente a monte della immissione nel recapito>> in fognatura (articolo 101, comma 3). La disposizione è chiara nell’escludere che possa essere imposto un punto di campionamento - ove accertare la conformità degli scarichi ai limiti tabellari - diverso da quello immediatamente a monte del corpo ricettore.

3.b - Si sostiene poi l’inconferenza del richiamo alla deroga prevista da un’altra disposizione dello stesso decreto legislativo n. 152 - l’articolo 108, comma 5 - che, ad avviso della società ricorrente, non consente di prescrivere il rispetto dei limiti tabellari anche con riguardo agli scarichi parziali.

Si esclude ancora che possa valere a giustificare le prescrizioni imposte con il provvedimento impugnato il richiamo al comma 4 del richiamato articolo 101: questa disposizione si limita a prevedere che gli scarichi parziali possono essere sottoposti a “trattamenti particolari”, quindi non può legittimare l’imposizione dei limiti tabellari anche a tali scarichi.

Né d’altra parte - si aggiunge - l’Amministrazione ha indicato le ragioni su cui tali specifiche prescrizioni si fondano.

3.c - Sicché - si conclude con il ricorso introduttivo - la previsione di punti fiscali di prelievo analitico delle acque reflue posizionati in uscita dagli impianti DA02 e DA03 deve ritenersi illegittima.

4. - La censura non può essere condivisa.

4.a - Il dato normativo di riferimento - che si assume violato - è l’articolo 101 (“Criteri generali della disciplina degli scarichi”) del decreto legislativo n. 152 del 2006.

Questa disposizione stabilisce che <<tutti gli scarichi … devono essere resi accessibili per il campionamento da parte dell’autorità competente per il controllo nel punto assunto a riferimento per il campionamento, che, salvo quanto previsto dall’articolo 108, comma 4, va effettuato immediatamente a monte della immissione nel recapito in tutti gli impluvi naturali, le acque superficiali e sotterranee, interne e marine, le fognature, sul suolo e nel sottosuolo>> (comma 3).

La società ricorrente ha dunque ragione quando afferma che - secondo il criterio generale stabilito dal legislatore nella disciplina degli scarichi - il pozzetto fiscale per il campionamento va di regola fissato subito prima dello scarico finale nel corpo recettore.

Ma il legislatore ha introdotto una serie di disposizioni speciali, puntualmente individuate, che hanno funzione integrativa del criterio generale.

La prima è quella prevista dal comma 4 del medesimo articolo 101 con cui si stabilisce che <<l’autorità competente per il controllo . . . può richiedere che scarichi parziali contenenti le sostanze di cui ai numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 15, 16, 17 e 18 della tabella 5 dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto [cioè sostanze pericolose,] subiscano un trattamento particolare prima della loro confluenza nello scarico generale>>.

Altra disposizione integrativa è il successivo comma 5 dell’articolo 101, ai sensi del quale (nel testo modificato per effetto dell’articolo 2, comma 8, del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4) << i valori limite di emissione non possono in alcun caso essere conseguiti mediante diluizione con acque prelevate esclusivamente allo scopo. Non è comunque consentito diluire con acque di raffreddamento, di lavaggio o prelevate esclusivamente allo scopo gli scarichi parziali di cui al comma 4 [contenenti le sostanze pericolose], prima del trattamento degli stessi per adeguarli ai limiti previsti dalla parte terza dal presente decreto. L'autorità competente, in sede di autorizzazione prescrive che lo scarico delle acque di raffreddamento, di lavaggio, ovvero impiegate per la produzione di energia, sia separato dagli scarichi terminali contenenti le sostanze di cui al comma 4>>.

Va richiamato poi l’articolo 108 - che disciplina gli “scarichi di sostanze pericolose” - il quale stabilisce tra l’altro che <<l'autorità competente può richiedere che gli scarichi parziali contenenti le sostanze della tabella 5 del medesimo Allegato 5 siano tenuti separati dallo scarico generale e disciplinati come rifiuti >> (comma 5).

Del resto, come osserva la difesa della Regione nell’ultima memoria, analoghe disposizioni sono dettate dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 (recante “Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento”), il quale stabilisce che solo <<di norma>> i valori limite di emissione si applicano nel punto di fuoriuscita delle emissioni dall’impianto e che <<nella loro determinazione non devono essere considerate eventuali diluizioni>> (art. 2, comma 1, lett. g).

Il combinato di tutte le disposizioni richiamate induce a ritenere che - a fronte di scarichi interni al processo produttivo che contengano sostanze pericolose - l’autorizzazione integrata ambientale che abbia identificato tali scarichi come punti di controllo, campionamento, misura e registrazione in continuo non è per questo solo illegittima.

4.b - Nella specie è circostanza incontestata che gli scarichi derivanti dai punti DA02 e DA03 contengono cromo, nichel, piombo, rame e zinco, cioè sostanze pericolose elencate nella Tabella 5 dell’Allegato 5 alla parte terza del testo unico.

E’ dato altrettanto incontestato che - all’interno della sala pompe 10 - i reflui trattati in uscita ai punti DA02 e DA03 subiscono commistione con le acque provenienti da altri processi produttivi, prima di confluire allo scarico finale (SA01) e quindi nel corpo ricettore (Dora Baltea).

La stessa società ricorrente ha dato atto - nel corso dell’istruttoria - che gli scarichi derivanti dai punti DA02 e DA03 <<contengono cromo, nichel, piombo, rame e zinco>>.

4.c - Ma ciò che più rileva - anche per escludere il dedotto difetto di motivazione - è il contenuto del parere 28 settembre 2007 (impugnato con i motivi aggiunti), espresso da ARPA a seguito dei numerosi sopralluoghi, incontri e approfondimenti effettuati dai tecnici incaricati.

Il parere - che in oltre 160 pagine descrive in modo analitico e dettagliato il sistema di depurazione delle acque utilizzato nello stabilimento - nell’ambito della sezione “Quadro produttivo ed aspetti ambientali”, all’interno del capitolo “Emissioni in acqua ed impianti di abbattimento”, dedica un paragrafo ai “Controlli sugli scarichi parziali”.

In questa parte, ARPA - riprendendo una descrizione già effettuata in altro punto del parere - rileva come i reflui prodotti dagli impianti di sodatura riducente e di decapaggio automatico Decafast <<vengono inviati a trattamento, in funzione del loro carico inquinante, presso:

1. l’impianto neutralizzazione acidi (DA02);

2. l’impianto di trattamento delle acque di risciacquo provenienti dal reparto Decafast - Chiarificatore lamellare (DA03)>>.

<<I reflui trattati da tali impianti>> prosegue il parere <<vengono inviati separatamente alla vasca denominata “sala pompe 10” e, da questa, attraverso la dorsale est, sono convogliati al depuratore finale di stabilimento>>.

La descrizione appena riportata deve ritenersi motivazione tecnica sufficiente per sorreggere la scelta di introdurre due punti di controllo sui due reflui in uscita dagli impianti di sodatura riducente e di decapaggio automatico Decafast.

Oltretutto, nel parere 19 marzo 2008 - espresso da ARPA sulla richiesta di rettifica della prescrizione all’esame - si sottolinea che <<La necessità di definire due punti di controllo in uscita dagli impianti di neutralizzazione e lamellare deriva dal fatto che unicamente in tali punti è possibile conoscere le caratteristiche dei due reflui trattati, prima che gli stessi vengano miscelati tra loro e ad altri reflui in “sala pompe 10”>>.

Sicché, la necessità di imporre in questi due punti il rispetto dei limiti tabellari è giustificata dalla - incontestata - commistione delle acque di processo provenienti dai trattamenti superficiali di decapaggio, a seguito della loro immissione nella sala pompe 10 e, da questa, nella dorsale est dello stabilimento.

Né può sostenersi che la scelta di individuare come scarichi parziali quelli prodotti da tali impianti - e la conseguente sottoposizione ai limiti tabellari - non sia riconducibile nell’ambito dei “trattamenti particolari” che l’articolo 101, comma 4, espressamente consente di prescrivere con riguardo agli scarichi parziali, prima della loro confluenza nello scarico generale.

Va infatti considerato che, come già anticipato, tale facoltà è consentita solo quando gli scarichi parziali contengano sostanze pericolose: sicché - contrariamente a quanto sostiene la società ricorrente - deve ritenersi che il legislatore, con il riferimento all’ampia e generica categoria del “trattamento particolare”, abbia inteso rimettere al prudente apprezzamento dell’Amministrazione, sulla scorta di una adeguata valutazione compiuta dai competenti tecnici di settore, la scelta in ordine allo specifico trattamento da imporre agli scarichi parziali, prima della loro confluenza nello scarico generale.

Nella specie - alla stregua di quanto rilevato dai tecnici ARPA - le prescrizioni adottate con il provvedimento impugnato risultano tutt’altro che illogiche ed immotivate.

4.d - Conclusivamente sul punto, deve ritenersi legittima l’individuazione - effettuata nella impugnata autorizzazione integrata ambientale - di punti fiscali di campionamento dei reflui, ulteriori rispetto allo scarico finale dell’insediamento produttivo.

5. - Con i motivi aggiunti la società ricorrente impugna i due pareri espressi da ARPA, dapprima sulla domanda di autorizzazione integrata ambientale (in data 28 settembre 2007) e, successivamente, sulla richiesta di rettifica con riguardo alle contestate prescrizioni (in data 19 marzo 2008).

5.a - Con un primo motivo si deduce contraddittorietà interna al parere 28 settembre 2007 perché, da una parte, si prevede l’onere, a carico della società ricorrente, di provvedere alla caratterizzazione dei reflui in uscita dagli scarichi DA02 e DA03 nell’ambito del Piano di monitoraggio e controllo, anche attraverso il campionamento annuale; dall’altra - con prescrizione da ritenersi illegittima per i motivi già dedotti con il ricorso introduttivo - si propone la sottoposizione degli scarichi parziali ai limiti tabellari.

Ad escludere la fondatezza della censura basta il rilievo - evidenziato dalla Regione nell’ultima memoria - che la duplice indicazione non è contraddittoria, ma trova fondamento su due distinte previsioni normative: oltre all’articolo già esaminato - comma 4 dell’articolo 101 del decreto legislativo n. 152 del 2006, su cui poggia la contestata prescrizione in ordine agli scarichi parziali - va infatti osservato che l’articolo 7 (“Condizioni dell'autorizzazione integrata ambientale”) del richiamato decreto legislativo n. 59 del 2005 consente di introdurre prescrizioni concernenti <<gli opportuni requisiti di controllo delle emissioni . . . la metodologia e la frequenza di misurazione, la relativa procedura di valutazione, nonché l'obbligo di comunicare all'autorità competente i dati necessari per verificarne la conformità alle condizioni di autorizzazione ambientale integrata ed all'autorità competente e ai comuni interessati i dati relativi ai controlli delle emissioni richiesti dall'autorizzazione integrata ambientale>> (comma 6).

5.b - Con altro motivo aggiunto si lamenta ancora contraddittorietà sotto altro profilo: si sostiene che nel parere espresso da ARPA sulla richiesta di rettifica, con cui vengono sostanzialmente integrate le argomentazioni espresse con il parere finale del 28 settembre 2007, si fa dapprima riferimento - correttamente - alla miscelazione dei reflui, poi invece si afferma che l’operazione di processo determinerebbe un <<inevitabile effetto di diluizione>> delle acque provenienti dai trattamenti superficiali di decapaggio a seguito della loro immissione nella sala pompe 10. Si aggiunge ancora che - se davvero l’effetto fosse quello della diluizione (vietata ai sensi del richiamato art. 101, comma 5), anziché della miscelazione dei reflui (consentita dal legislatore) - ARPA avrebbe dovuto dare parere contrario al rilascio dell’autorizzazione, o, se possibile, imporre una prescrizione volta ad eliminare tale effetto: è in ogni caso illogica - si conclude - la previsione di punti fiscali di campionamento aggiuntivi rispetto a quelli indicati dalla legge e sottoposti ai limiti tabellari.

Anche questo motivo non è fondato.

Va subito escluso che il parere 19 marzo 2008 costituisca una mera e tardiva integrazione di quello espresso in data 28 settembre 2007: si tratta infatti di atti diversi, emanati nel corso di diversi procedimenti.

Con il primo, come già rilevato, ARPA si è pronunciata sulle ragioni indicate dalla società ricorrente a sostegno della richiesta di rettifica concernente le prescrizioni oggetto di impugnazione; con il secondo, invece, tale organo aveva espresso il parere conclusivo al termine della complessa istruttoria finalizzata al rilascio dell’autorizzazione.

Poiché si tratta di atti a contenuto - in parte - coincidente, con il diverso e successivo parere 19 marzo 2008 ARPA ha rafforzato le argomentazioni già espresse, anche al fine di controdedurre alle osservazioni della ricorrente.

Quanto alla distinzione tra “diluizione” e “miscelazione” va condivisa la considerazione con cui l’Amministrazione resistente osserva che si tratta di questione più formale che sostanziale.

Non v’è dubbio infatti che i reflui in uscita dai punti DA02 e DA03 - una volta immessi nella sala pompe 10 - non subiscono trattamenti, ma si mescolano con le acque di scarico provenienti da altri processi produttivi.

E’ però indiscutibile - come sottolinea l’Amministrazione - che <<tale passaggio genera in ogni caso un effetto di soluzione e confusione tra i vari reflui ivi immessi, alterando o comunque rendendo più difficoltosi i controlli sulla quantità e sul rispetto dei limiti tabellari previsti per le sostanze pericolose>>.

5.c - Nessun rilievo infine può essere attribuito alla circostanza che gli enti coinvolti nel procedimento abbiano più volte espresso - nell’ambito del “tavolo tecnico” - parere favorevole alla rettifica delle prescrizioni nel senso richiesto dalla società ricorrente, salvo poi cambiare opinione e sospendere il relativo procedimento (dandone formale comunicazione con atto 20 gennaio 2010), quando è stato accertato il superamento del parametro nichel sullo scarico parziale DA02 (e non allo scarico finale).

In effetti - come si legge nella nota di trasmissione di ARPA ai competenti uffici - le risultanze analitiche emerse dai campioni di acque reflue, prelevati il 23 settembre 2009 dal Corpo Forestale della Valle d’Aosta, nel corso di ordinarie attività di controllo, hanno fatto emergere <<il mancato rispetto del limite allo scarico in acque superficiali, stabilito dalla tabella 3, Allegato 5 alla parte terza del D. Lgs. 152/06 e smi, per il Nichel.>>.

Tanto è vero che - con atto in data 18 ottobre 2009 - il Servizio tutela delle acque dall’inquinamento della Direzione regionale Ambiente ha diffidato la società ricorrente ad <<adottare con effetto immediato tutti i provvedimenti e le azioni volte a ripristinare le condizioni di rispetto dei limiti agli scarichi>>.

Sostiene la società ricorrente che - quando il “tavolo tecnico” era ormai in dirittura di arrivo - è stato considerato ostativo all’accoglimento dell’istanza di rettifica <<un elemento che nulla ha a che vedere con le richieste>> della società ricorrente, <<ritenute legittime>> sia da ARPA, sia dalla Regione.

Questa contestazione - dedotta solo con l’ultima memoria non notificata - non è stata però formulata come motivo aggiunto: sicché di essa non può tenersi conto.

6. - Il ricorso va quindi respinto.

Le spese e le competenze di giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.


P.Q.M.


Il Tribunale Amministrativo regionale respinge il ricorso in epigrafe.

Condanna la società ricorrente al pagamento a favore della Regione Valle d’Aosta delle spese e delle competenze di giudizio, liquidate in €. 3.000,00 (tremila/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Aosta nella camera di consiglio del giorno 10 febbraio 2010 con l'intervento dei Magistrati:

Paolo Turco, Presidente

Maddalena Filippi, Consigliere, Estensore

Silvio Ignazio Silvestri, Consigliere


L'ESTENSORE                                                                                                   IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 10/03/2010