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Cambiamenti climatici, ondate di calore, temperature estreme di Roma

Aldo DI GIULIO

Il clima globale

Un recente rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, WMO, ha fatto il punto sugli impatti dei cambiamenti climatici rilevando un aumento del livello del mare, una crescita del calore oceanico, lo scioglimento dei ghiacciai con riflessi sulla economia, la salute, le migrazioni, la sicurezza alimentare, gli ecosistemi terrestri e marini. L’anidride carbonica, CO2, nel 2018 ha toccato 407,8 ppm, parti per milione, ovvero il 147% rispetto al livello preindustriale del 1750, in aumento rispetto a 405,7 ppm del 2017. Il metano, CH4, con un trend in continua crescita ha toccato il nuovo massimo nel 2018 con circa 1869 ppb, parti per miliardo, ed ora è al 259% rispetto al livello preindustriale. Il protossido di azoto, N2O nel 2018 ha raggiunto 331,1 ppb e rappresenta il 123% rispetto ai livelli preindustriali(1).

Una analisi del Sistema Nazionale di Protezione Ambiente sul rapporto del WMO rivela che il periodo 2015-2019 è stato il periodo quinquennale più caldo mai registrato. La temperatura media globale è aumentata di 1,1°C dal periodo preindustriale e di 0,2°C rispetto al 2011-2015. Dagli anni ’80 ogni decennio è stato più caldo del precedente. Nel 1970 la temperatura media globale era di 0,4°C sopra il periodo preindustriale. Secondo una previsione climatica del Met Office Hadley Center è probabile che nel prossimo quinquennio si avrà un nuovo aumento di temperatura media globale. Tutti gli indicatori dei cambiamenti climatici, CO2, temperatura, calore e acidificazione dell’oceano, livello del mare, bilancio di massa dei ghiacciai, del ghiaccio marino dell’Artico e dell’Antartico mostrano un trend in ascesa. IL WMO segnala una riduzione del ghiaccio marino artico, del ghiaccio marino della Groenlandia e delle calotte glaciali antartiche(2).

Stato dell’Ambiente in Europa

Secondo quanto pubblicato dalla agenzia europea dell’ambiente (AEA) sullo stato dell’ambiente in Europa, le tendenze non sono migliorate dal 2015 ad oggi e pur se l’Europa ha realizzato passi in avanti per l’efficienza delle risorse e della economia circolare, preoccupa la riduzione del rallentamento delle emissioni di gas serra e delle emissioni industriali, la produzione dei rifiuti, l’andamento della efficienza energetica e la percentuale di energia rinnovabile. Non ostante la diminuzione degli inquinanti atmosferici, l’esposizione al particolato atmosferico determina 400000 decessi anticipati all’anno, colpendo maggiormente i paesi centrali dell’Europa. In questo quadro risulta difficile raggiungere gli obiettivi strategici e climatici per il 2030 e il 2050 per rispettare l’Accordo di Parigi del 2015. L’Agenzia Europea dell’ambiente fissa in sette punti il percorso per realizzare gli obiettivi posti: realizzare il potenziale non sfruttato delle attuali politiche ambientali; adottare la sostenibilità come quadro di riferimento per l’elaborazione delle politiche; mettersi alla guida dell’azione internazionale verso la sostenibilità; promuovere l’innovazione nella società; aumentare gli investimenti e riorientare il settore finanziario per supportare progetti e imprese sostenibili; gestire i rischi e garantire una transizione socialmente equa; creare più conoscenze e competenze(3).

The Lancet Countdown on Health and Climate Change

L’Istituto Superiore di Sanità, ha messo a fuoco il rapporto The Lancet Countdown on Health and Climate Change per il 2019 in cui sono stati esaminati i cambiamenti climatici che esercitano un forte impatto sulla salute umana. L’Italia, gode di un triste primato in Europa, è il Paese in cui si sono verificati più decessi a causa delle esposizioni a polveri fini nel 2016: 45.600 morti, con una perdita economica di oltre 20 milioni di euro. Dal 1999 al 2018 secondo i dati del Climate Risk Index di Germanwatchgli eventi meteorologici estremi, hanno causato perdite economiche quantificate in 32,92 miliardi di dollari. Con il climate change, il potenziale agricolo in Italia del mais è diminuito del 10% (rispetto al 4%globale) dal 1960, del grano invernale del 5%, del grano estivo del 6% e della soia del 7% (rispetto al 3% globale).

Il Centro Europeo sui Cambiamenti Climatici ha previsto per l’Italia entro il 2080, un calo della produttività del lavoro del 13,3% nel settore agricolo e dell’11,5% in quello industriale(4). Lo studio indica un taglio delle emissioni di 7,4% di CO2 l’anno dal 2019 al 2050 per mantenere l’aumento entro 1,5°C. Il clima che cambia può danneggiare la salute dei bambini e se permarrà l’attuale trend di variazione climatica, i neonati saranno più soggetti alla malnutrizione; i bambini saranno tra i più colpiti dalle malattie infettive; durante l’adolescenza l’impatto dell’inquinamento atmosferico peggiorerà, con morti premature che nel 2016 hanno raggiunto i 2,9 milioni. Il rapporto propone per una inversione di tendenza: eliminazione graduale dell’energia a carbone; realizzazione dell’impegno dei paesi ad alto reddito di 100 mld di dollari l’anno entro il 2020 verso i paesi a basso reddito; aumentare i sistemi di trasporto pubblico e privato; investimenti nel sistema sanitario(5).

Ondate di calore

Il rapporto speciale COP 24 dell’OMS su salute e cambiamenti climatici individua gli elementi rilevanti per la salute e i CC raccomandando tutti i paesi ad adottare incentivi fiscali per ridurre le loro emissioni di gas ad effetto serra e di inquinamento atmosferico. La riduzione delle emissioni è determinante per rispettare l’accordo di Parigi del 2015 che ha stabilito di ridurre le missioni di CO2 del 40% rispetto al periodo preindustriale e per contenere l’aumento medio della temperatura globale entro i 2°C meglio 1,5°C; l’OMS rammenta che sette milioni di persone muoiono all’anno a causa dei gas climalteranti(6). L’OMS ha valutato che le ondate di calore hanno rappresentato nel 2015-2019 il pericolo meteorologico più letale determinando nuovi record di temperatura in Europa, Nord America, Australia e il rischio igienico sanitario dato dall’aumento di temperatura è aumentato dal 1980, con circa il 30% della popolazione mondiale esposta a temperature possibilmente mortali almeno per 20 giorni all’anno(7).

Il rapporto dell’OMS-UNFCCC e del Ministero della Salute ”Climate and Heath country Profile”, stima per l’Italia un incremento delle temperature entro il 2100, fra +5,1°C e 1,6°C a seconda dei scenari previsti. Il Bel Paese nel panorama internazionale, per il caldo registra le mortalità più elevate con una certa variabilità tra le città dovute al clima locale e alla esposizione della popolazione. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento del disagio sociale, la mancanza di occupazione o di reddito insufficiente sono fattori che aumentano la percezione al caldo. Le mortalità date dal caldo variano anche in base alla mortalità dell’inverno trascorso. La stessa popolazione che risente dell’aumento del caldo è vulnerabile alle epidemie influenzali, ondate di freddo, picchi di smog(8). Ai fini del rischio da calore, sono utilizzati diversi indicatori in cui la temperatura è associata ad altri parametri: Heat Index (HI), utilizzato in USA considerando temperature e umidità relativa; Net Effective Temperature (NET) che calcola temperatura, velocità del vento e umidità relativa; Wet-Bulb Globe Temperature (WBGT)che utilizza i dati di temperatura, umidità, velocità del vento e radiazione, impiegato negli ambienti di lavoro.

Uno studio dell’ISS e della Fondazione Meteo Milano svolto per valutare i cambiamenti climatici nelle aree urbane, è stato effettuato nel periodo giugno-agosto 2017 utilizzando l’indice bioclimatico Humidex, considerando il numero di giorni e di ore con Humidex ≥40, temperatura e umidità in un calcolo che considera la temperatura percepita(9). La ricerca evidenzia come il solo parametro della temperatura non è esaustivo della valutazione del rischio.

Città

Giorni con Humidex ≥40°C

N.ore Humidex ≥40°C

Humidex orario max assoluto (°C)

Temperatura oraria max assoluta (°C)

Umidità relativa oraria max assoluta (%)

Milano Centro

6

22

41,3

37,8

84,7

Milano Bicocca

6

28

41,3

37,8

83,6

Torino

1

6

41,5

35

86,1

Genova

0

0

36,3

32,6

83,3

Venezia

3

16

41,5

34,5

85

Bologna

9

51

43,8

40,2

86,3

Faenza

10

45

44,3

41,1

83,9

Firenze centro

5

15

42,7

40,9

79,5

Firenze est

3

12

42,2

40,2

84,7

Roma Mazzini

3

7

41,7

38,1

86,3

Roma Termini

4

8

42,3

38,2

80,2

Napoli

3

8

41

35,6

87,5

Lecce

6

21

42,5

39,6

81,7

Palermo

4

10

41,4

39,5

80,7

Fonte: Rapporto Istisan 19/13. Cambiamenti climatici in area urbana: casi di studio in alcune città italiane.

Fattori che influenzano il rischio di patologie associate al caldo

Temperature estreme di Roma

Le autorità sanitarie rispetto ai cambiamenti climatici, per la relazione fra clima e salute hanno posto particolare attenzione ai centri urbani ove per l’aumento dell’antropizzazione, il consumo del suolo, la crescita della densità di popolazione si registra una anomalia di temperatura, l’isola di calore, (Urban Heat Island-UHI), per la temperatura spesso superiore al territorio rurale vicino. E’ stimato che risiedere nelle aree più calde della città sia un fattore di rischio che aumenti la sensibilità alle ondate di calore. Ai fini della prevenzione è utile identificare le aree più calde per conoscere il possibile rischio sanitario dato dalle onde di calore e dai dati di inquinamento atmosferico.

Arpa Lazio e il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, con il finanziamento del Ministero della Salute hanno fatto una ricerca dal 1 luglio 2018 al 30 aprile 2019, all’ interno del GRA di Roma, con l’impiego dei dati satellitari e delle misure a terra dei dati chimici e fisici per ottenere un sistema integrato di allarme per inquinamento atmosferico e ondate di calore. Il monitoraggio ha previsto 39 aree di osservazione e per lo studio della isola di calore sono stati individuati tre siti, centro storico, rurale e suburbano.

L’isola di calore si caratterizza nel tardo pomeriggio raggiungendo il picco nella notte, con le aree rurali che si raffreddano naturalmente, mentre l’area urbana, a causa della propria temperatura e della rugosità degli edifici, conserva una turbolenza residua. Il sito urbano e suburbano di notte hanno temperature più elevate rispetto a quelle rurali(10). I municipi osservati sono stati 12, con l’utilizzo di 30 sensori termometrici posti sui balconi e 9 sonde multi-parametriche delle stazioni di inquinamento atmosferico.

L’indicatore notti tropicali esprime il numero di giorni con temperatura minima superiore a 20°C. L’indicatore notti estive calde esprime il numero di notti con temperatura minima superiore al 90°percentile della statistica delle minime giornaliere sul periodo climatologico di riferimento. L’indicatore giorni estivi caldi indica il numero di giorni con temperatura massima superiore al 90°percentile della statistica delle massime giornaliere sul periodo climatologico di riferimento (10). L’indice delle notti tropicali varia da un minimo di 23 (XV) a un massimo di 82(XI), rilevando nel XI municipio che su 92 notti del monitoraggio (1/7-30/9) ben 82 la temperatura non è mai inferiore a 20°C.

L’analisi dei dati evidenzia il riscontro significativo del suolo consumato, della densità abitativa con le criticità delle temperature nei municipi I, V e VII. Il monitoraggio rileva una media di 61 notti tropicali, 38 notti estive calde e 34 giorni estivi caldi. Il municipio XI pur con un suolo consumato (27,27%) e una densità abitativa di 2.1883,8 ab.kq2 registra il più alto numero di notti tropicali (72). Il II municipio con un suolo consumato (68,42%) e una densità abitativa del 8.567,10 k/q2 consta di un numero inferiore di notti tropicali e notti estive calde rispetto ai municipi, I, V. Il VI municipio esprime il più alto numero di giorni estivi caldi e il municipio XV indica il numero inferiore di notti tropicali e notti estive calde.

Bibliografia: 1-Arpat Toscana (7/1-15/4/2020); 2- SNPA, (22/04/2020); 3-Commissione europea, rappresentanza in Italia (12/2019); 4-Scienza e Farmaci, (20/1/2020); 5-Arpat Toscana (24/02/2020); 6-M.ro Salute, DEP Lazio Asl Roma1, INAIL, A. De Martino, P. Michelozzi, Clima, Inquinamento atmosferico e salute, (Roma 26/11/2019); 7-SNPA 22/4/2020; 8-Ministero della Salute-CCM Piano Nazionale della Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, pag.6; 9-Rapporto Istisan 19/13, Cambiamenti climatici in area urbana: casi di studio in alcune città italiane, ISS: Ferrari, Mancini, Avella- Osservatorio Meteo Milano: Lavecchia, Pilati, Turchiarulo, pag.11-13; ; 10 Arpa Lazio (CRQA, A. Di Giosa, S. Barberini); BEA Bollettino 2019/3 (Temperature estreme ed inquinamento atmosferico: l’area urbana di Roma.