Lexambiente - Rivista Trimestrale di Diritto Penale dell'Ambiente
Nell'area dedicata alla rivista è scaricabile l'ultimo fascicolo pubblicato
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La gestione dei rifiuti di uno stabilimento industriale
di Mauro SANNA
Consiglio di Stato Sez. VII n. 798 del 29 gennaio 2026
Urbanistica.Responsabilità per depositi abusivi e natura degli ordini di ripristino
La realizzazione di depositi di materiali che comportino una trasformazione permanente del suolo inedificato configura un intervento di "nuova costruzione" ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. e.7) del d.P.R. n. 380/2001, richiedendo il necessario titolo abilitativo. L’ordine di rimessione in pristino ha natura oggettiva e finalità ripristinatoria dell’assetto urbanistico, prescindendo dall’accertamento del dolo o della colpa del responsabile. Ai sensi dell’art. 29 del d.P.R. n. 380/2001, il committente e il direttore dei lavori sono gravati da una responsabilità presunta per la conformità delle opere alla normativa urbanistica. Tale responsabilità non è esclusa né dalla stipula di contratti di subappalto, né dall'approvazione di un Piano di Utilizzo delle terre e rocce da scavo, che rileva solo sul piano ambientale e non urbanistico. Per fornire la prova liberatoria, i suddetti soggetti devono dimostrare non solo la propria estraneità materiale all'abuso, ma anche di aver adottato iniziative idonee e tempestive per impedire l'attività illecita o per costringere l'esecutore materiale al ripristino dello stato dei luoghi.
DOC e IRDP nella disciplina delle discariche. Riflessioni sul confine tra parametro di rischio e indice di trattamento a margine dell’interpello della Regione Puglia del 20 dicembre 2024 e della risposta del MASE
di Oreste PATRONE
Cass. Sez. III n. 4232 del 2 febbraio 2026 (CC 14 gen 2026)
Pres. Ramacci Rel. Gai Ric. Iacono
Urbanistica.Interesse all'impugnazione del sequestro preventivo per l'indagato non proprietario
In tema di sequestro preventivo, la persona sottoposta ad indagini che non sia titolare dei beni vincolati è legittimata a proporre richiesta di riesame solo qualora alleghi un interesse concreto e attuale alla rimozione del vincolo cautelare. Tale interesse deve essere correlato agli effetti diretti che la restituzione del bene o la cessazione del sequestro producono sulla posizione giuridica e processuale dell'indagato stesso. Ne consegue che l'impugnazione è inammissibile qualora il ricorrente si limiti a contestare la sussistenza dei presupposti del sequestro (fumus e periculum) senza dedurre lo specifico interesse, tipicizzato dall'ordinamento, volto a ottenere la disponibilità materiale del bene o un vantaggio concreto per la propria posizione difensiva
Il delitto di “omessa bonifica”
di Alberto GALANTI
TAR Lombardia (MI) Sez. IV n. 124 del 10 gennaio 2026
Urbanistica. Difetto di legittimazione del progettista e limiti alle destinazioni complementari
Il progettista e direttore dei lavori è privo di legittimazione e interesse ad agire per l’impugnazione di atti che incidono sui titoli edilizi o sulla pianificazione urbanistica, quali l'annullamento in autotutela di delibere di approvazione di progetti. La sfera giuridico-patrimoniale incisa dal provvedimento è esclusivamente quella del proprietario (titolare dello ius aedificandi), mentre il professionista non vanta un interesse legittimo pretensivo, poiché l'annullamento del titolo non sottrae a quest'ultimo facoltà giuridiche proprie. Il potenziale discredito professionale o l'interesse morale derivante dalla rimozione dell'opera progettata costituiscono meri interessi di fatto o indiretti, inidonei a fondare il ricorso. Sotto il profilo sostanziale, le destinazioni d’uso complementari (come gli uffici per la gestione di un parcheggio) non sono sempre liberamente insediabili: se lo strumento urbanistico (N.T.A.) le prevede espressamente solo per specifiche zone, esse devono ritenersi escluse nelle altre aree pur affini, prevalendo la tipicità delle previsioni del PGT sulle norme regionali generali
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